Appuntamenti

Madri tra cicatrici e rinascite Le autrici CLM a “Conversazioni sul Futuro” 2026

Scritto da Segreteria il 19 Ottobre 2026

Domenica 18 ottobre a Lecce si è rinnovata l’ormai tradizionale presenza del CLM a Conversazioni sul Futuro. La manifestazione, giunta alla XII edizione, è stata l’occasione per anticipare l’antologia Lingua Madre Duemilaventisei. Racconti di donne non più straniere in Italia (SEB27).

Il festival è promosso dal 2013 dall’associazione Diffondiamo idee di valore, con il coordinamento di Gabriella Morelli, in collaborazione con numerose realtà pubbliche e private – tra le quali anche il CLM, partner consolidato.

La giornalista Lara Gigante ha dialogato insieme all’ideatrice e responsabile CLM Daniela Finocchi e l’attrice Michela Leopizzi – del Centro nazionale del libro parlato Unione Italiana Ciechi – che ha poi dato vita ai racconti delle vincitrici della XXI edizione Andreea Paula Danilescu e Brenda Soledad Carmona, contenuti nel volume.
L’incontro si è svolto in collaborazione con Spinelli Caffè, ArtWork, Cultural Hub e Fondazione Splendor Fidei nell’ambito di un’iniziativa che trasforma la città in un grande spazio di dialogo: libri, cinema, musica, scienza, scuola e nuove idee. Ospiti da tutta Italia, incontri gratuiti, luoghi da riscoprire. Insomma, cinque giorni per “immaginare, insieme, il mondo che verrà”, come recita lo slogan promozionale, con più di 200 ospiti e più di 100 appuntamenti divisi in sei sezioni: Cinema, Edu_Care, Libri, Live, Special, Talk, ciascuna caratterizzata da un proprio colore e da una specifica identità visiva. Un linguaggio che accompagna il festival nei diversi luoghi e sulle diverse piattaforme, rendendolo immediatamente riconoscibile.

«Conversazioni sul Futuro nasce dall’idea che le grandi trasformazioni possano cominciare da un dialogo – spiega Morelli dal sito ufficiale, insieme agli altri organizzatori – il festival riunisce autori, giornalisti, scienziati, artisti, studiosi, attivisti e cittadini per leggere il presente, confrontare punti di vista e immaginare il futuro. Ogni edizione attraversa la città con incontri, presentazioni, proiezioni, lezioni, spettacoli e approfondimenti».

L’associazione culturale che lo promuove si occupa di progettazione, produzione culturale e comunicazione sociale. Le sue attività sono aperte al confronto tra saperi, alla contaminazione tra discipline, alla condivisione degli spazi e raccontano l’attualità nelle sue molteplici sfaccettature, mettendo al centro i temi del dibattito pubblico, i diritti umani, civili e sociali, la libertà di informazione, la pace, le trasformazioni della società e l’attenzione per storie, persone e comunità. Una vocazione inclusiva che si traduce nella volontà di rendere cultura, conoscenza e occasioni di confronto accessibili al pubblico più ampio possibile.

Oltre a Conversazioni sul Futuro, sono molte altre le esperienze sviluppate negli anni, inoltre è stato via via rafforzato l’impegno sui temi della guerra, della memoria, dell’informazione e della costruzione della pace attraverso rassegne, incontri e progetti di comunicazione sociale. Tra questi L’Assedio, dedicato alle diverse forme – militari, politiche, economiche, sociali, culturali e informative – attraverso cui persone e comunità possono essere private di diritti e libertà; Nel frattempo, progetto di incontri, approfondimenti e occasioni di confronto sui temi del presente e sulle trasformazioni in corso; e le attività realizzate in collaborazione con Poster for Tomorrow, che utilizzano il graphic design come strumento di sensibilizzazione e partecipazione.

La mattina è iniziata da Gusto Liberrima con Colazioni sul Futuro, rassegna stampa dal vivo per anticipare gli appuntamenti quotidiani del festival, condotta da Giulia Maria Falzea e Pierpaolo Lala, dove insieme a Daniela Finocchi si sono presentate in breve le autrici e l’antologia.

Ci si è quindi spostate nel suggestivo Atrio di palazzo Scarciglia, in via Giuseppe Libertini 36, dove a partire dalle ore 12, Lara Gigante ha introdotto il dialogo presentando le ospiti. Daniela Finocchi ha ricordato il progetto e le tante iniziative e sezioni che lo compongono, per poi passare alla nuova antologia composta da racconti caratterizzati da una scrittura diretta e priva di compiacimenti, che intreccia dimensioni intime e contesti sociali, offrendo traiettorie inesplorate.

Una conversazione intervallata dalle interpretazioni di Michela Leopizzi che ha fatto vivere sul palco i racconti delle vincitrici grazie a un recital che ne ha proposto brani scelti, anticipati dalle biografie delle autrici.

Andreea Paula Danilescu, nata in Romania e cresciuta a Cosenza, dove tuttora risiede, lavora come sociologa, consulente di orientamento e traduttrice. Laureata con lode all’Università della Calabria, con cui collabora, sfrutta il suo bilinguismo per condurre ricerche indipendenti tra Italia, Romania, Spagna e Moldavia, focalizzandosi su migrazioni, integrazione, violenza di genere, inclusione giovanile e dinamiche familiari.

Nel presentarla al pubblico è stato ricordato anche il suo volume Rimesse nel cappotto. Storie di romeni d’Italia (Rediviva) per poi concentrarsi soprattutto sul racconto Le ferite delle madri, le cicatrici dei figli con cui ha vinto il Primo Premio della XXI edizione del Concorso Lingua Madre. Lara Gigante ha sottolineato «la sua autenticità nel descrivere la “migrazione al contrario” e le fratture generazionali e identitarie legate ai cambiamenti geografici ed esistenziali, capaci di ferire ma anche di creare nuovi sensi di appartenenza». E proprio su questi ci si è focalizzate per capire quali sono gli insegnamenti che si possono trarre da questi percorsi.

Diverso il percorso di Brenda Soledad Carmona che con il racconto Madre in terra straniera ha vinto il Terzo Premio della XXI edizione del Concorso Lingua Madre. La sua è la storia personale e profonda di un recente vissuto, narrata anche grazie alla frequentazione con il CPIA 1 di Asti. È stato proprio in questo contesto, infatti, nel corso di un grande cambiamento, che ha scelto di mettere per iscritto la sua esperienza di donna e madre, con la guida della professoressa Francesca Tabusso. Attraverso queste pagine, è riuscita così a esprimere emozioni comuni a tante altre donne, in particolare a coloro che vivono la maternità o che stanno imparando a ridefinire il proprio ruolo di madri.

«Un testo molto interessante – ha sottolineato la conduttrice – da notare anche il neologismo “materniamo”, che viene utilizzato nella narrazione: ricco di sfumature, profondo e significativo. Inoltre, fa riflettere molto, soprattutto chi non ha appartenenze multiple, perché mette in evidenza quanto di assolutamente non scontato ci sia nella gestione dei bambini, del parto, della gravidanza e di tutto ciò che ne consegue, per una donna migrante, perché nel proprio paese d’origine tutto questo avviene in modo assai diverso: dal contesto sociale al sostegno ricevuto. Insomma, un insegnamento per tutte che offre una prospettiva inedita su un argomento secolare».

La presentazione ha registrato una viva e partecipe adesione da parte del pubblico, che ha poi dato vita a un ricco dibattito finale attraverso numerose domande e considerazioni.

Nella stessa sede, nel pomeriggio, un altro incontro ha reso protagonista il CLM grazie al ciclo Un caffè sul Futuro che esplorava il tema Cambiare e in particolare intendeva approfondire Quali mutamenti stiamo già vivendo ma fatichiamo ancora a riconoscere? L’evento, curato e condotto da Lara Gigante, ha visto tra le relatrici Daniela Finocchi insieme a Simonetta Gola, Adelmo Monachese, Giovanni Ziccardi. Il progetto del Concorso Lingua Madre è stato nuovamente illustrato al pubblico, questa volta approfondendone i dettagli, la storia, le peculiarità e i tratti distintivi. Se ne è tracciata una breve storia attraverso gli oltre vent’anni di attività, soffermandosi via via sulle autrici, sui racconti e sui temi ricorrenti sino ai più attuali. Ad ogni ospite è stato infine chiesto di scegliere “una parola per il futuro”. L’ideatrice CLM ha scelto “relazione” perché «in un’epoca complessa non esistono risposte semplici e mettersi all’ascolto, conoscersi, è l’unica strada per un cambiamento. Ma anche perché venga inclusa nel governo del mondo la differenza di cui sono portatrici le donne, per “guardare al mondo” come a un ambiente domestico di cui prendersi cura, come insegna Ina Praetorius in Penelope a Davos».