Appuntamenti

Visibile e invisibile Il CLM al Convegno SIL 2019

Scritto da Segreteria il 27 Marzo 2020

Da venerdì 13 dicembre a domenica 15 dicembre 2019 si è svolto presso la Wake Forest University di Venezia il biennale Convegno nazionale della Società Italiana delle Letterate dal titolo “Visibile e invisibile – Scritture e rappresentazioni del lavoro delle donne“. Tantissimi gli interventi, le attività, le ospiti che hanno indagato le rappresentazioni del lavoro delle donne nella letteratura e nelle arti visive dagli anni ’60 fino alla contemporaneità.

Il Concorso Lingua Madre è stato coinvolto non solo in quanto partner dell’iniziativa, ma anche nell’ambito del workshop di approfondimento su “Lavoro e migrazione femminile nella rappresentazione autobiografica, letteraria e artistica”, condotto da Lidia Curti, Università degli Studi di Napoli.
Alla presentazione di Daniela Finocchi, ideatrice e responsabile del Concorso Lingua Madre – che ha illustrato i quattordici anni di lavoro del progetto sulla letteratura migrante delle donne – si è unita la voce di tante autrici straniere, non solo attraverso la lettura dei racconti ma anche grazie a un video realizzato sul tema che ha visto protagoniste le autrici CLM Wafa El Antari, Amália Lombarte del Castillo, Andreea Luminita Dragomir, Bahar Heidarzade e Zhanna Stankovych. Erano invece presenti Tihote Salimata e Alessandra Nucci, autrici del racconto Africa Experience (pubblicato in Lingua Madre Duemiladiciannove) che hanno partecipato al dibattito, descrivendo il loro personale rapporto con la scrittura per raccontare e raccontarsi.

Ad aprire il Convegno le socie SIL Sarah Perruccio, sceneggiatrice, e Giulia Simi, studiosa di cinema, con l’intervento dal titolo “Il lavoro delle donne negli Home Movies”, durante il quale hanno proposto un breve filmato. “Dai cassetti delle case e dalle scrivanie di industrie e fabbriche italiane sono usciti i ricordi muti, spesso in bianco e nero, dell’Italia che cambia, della donna che cambia, e con essa il lavoro, dentro e fuori casa”.

Se considero il fatto di essere diventata io il Capitale…

La parola è poi passata a Laura Graziano, Resident Director della Wake Forest University, che ha dato l’avvio all’analisi del tema proposto. “Per tracciare l’antropologia letteraria ed esplorare le forme letterarie e visive dagli anni ’60 ad oggi – l’intervallo di tempo che abbiamo scelto – dobbiamo avere chiare anche le trasformazioni sociali ed economiche dei 50 anni che vogliamo considerare” ha specificato Graziano. Proseguendo poi nella sua introduzione, Laura Graziano ha delineato una sintetica mappa della rappresentazione del lavoro delle donne nella letteratura partendo da due testi, i racconti della scrittrice nord americana Lucia Berlin e La lavoratrice della spagnola Elvira Navarro, considerati paradigmatici della trasformazione letteraria avvenuta negli ultimi 50 anni. “Questi testi sanciscono un progressivo passaggio dalle esperienze narrative dell’aperto a quelle della saturazione” ha proseguito Garziano. “Una trasformazione di figure di scrittura, del rapporto tra i personaggi, di percezione, di modalità affettiva, di giudizio. Una trasformazione della possibilità in impossibilità, trasformazione di personaggi che hanno un rapporto con la storia e dunque conoscenza del non finito della storia, del suo ripartire ogni volta, e personaggi che agiscono rimanendo fermi perché le loro azioni non producono spostamento”.

È seguito “Lavori d’invenzione e invenzioni del lavoro”, in cui Luisa Ricaldone, Presidente uscente SIL, già docente dell’Università degli Studi di Torino, ha presentato la struttura del Convegno, soffermandosi sui punti di partenza presi in esame e specificandone gli intenti. “Il tema donne/lavoro è stato studiato prevalentemente  in ambito socio-economico – ha detto Ricaldone –  per questo noi coltiviamo l’ambizione di mettere a fuoco l’immaginario del lavoro, le descrizioni letterarie e artistiche del binomio oggetto del Convegno”.
“Abbiamo scartato i discorsi sulle singole personalità e ogni avvicinamento al tema che non fosse di rappresentazione delle attività lavorative e delle personagge agenti nelle narrazioni, dando spazio adeguato alle raffigurazioni metaforico-simboliche del lavoro e dello sfruttamento, alla rappresentazione in poesia, alle narratrici, senza dimenticare la cinematografia e l’economia”, ha poi aggiunto Luisa Ricaldone, concludendo: “Ciò cui questo convegno aspira è di porre interrogativi e di dare alcune risposte. Sul ruolo giocato dalla letteratura e dalle arti; sulle modificazioni negli anni; sul precariato, sulla doppia presenza e sui modi in cui le donne elaborano la propria identità nell’interazione fra vita professionale e vita personale. In che modo viene raccontata oggi la femminilizzazione del lavoro. Quali i nuovi lavori. Quali le parole delle giovani generazioni che prendono per la prima volta parola sul tema e tanto altro ancora.”

Dare i numeri: 50 anni di cammino socio-economico femminile

Magda Bianco, economista e parte di Banca d’Italia, Linda Laura Sabbadini, statista, e Monica Longo, giornalista, hanno in seguito presentato analisi e prospettive degli sviluppi del mondo del lavoro, approfondendo il rapporto fra donne e regole del mercato, la figura femminile come corpo riproduttore, produttore di merci e consumatore, il dissolvimento della separazione casa-lavoro e il ribaltamento dei ruoli sociali e lavorativi. L’intervento ha poi analizzato come la nuova economia ricalchi sempre più il modello di cura domestico, sottraendo spazi pubblici al dibattito sul lavoro e respingendo chi lavora all’interno della sfera privata.

Dentro l’algoritmo. Narrative d’esistenza, narrazioni resistenti

Cristina Bracchi, socia SIL e parte del CIRSDE, ha presentato quindi uno studio che riflette su modi e forme della narrazione creativa, ma anche auto-biografica e documentaria, e una lettura degli approcci e dei linguaggi con cui vengono rappresentate le donne che lavorano e i discorsi sul lavoro e sui lavori, partendo dai testi di scrittrici come Elena Ferrante, Paola Mastrocola, Valeria Parrella, Simona Vinci, Melania Mazzucco. “Queste autrici”, spiega Bracchi, “scrivono gli scenari lavorativi quali spazi di libertà quanto luoghi di conflitto; scrivono di complicità e di estraneità rispetto alle logiche dell’economia fordista, post-fordista e del patriarcato; scrivono la pervasività del lavoro domestico e i tranelli del lavoro esterno”. “Nella storia delle donne”, ha proseguito poi Bracchi,”il lavoro, con le sue differenti declinazioni, è centrale nel complesso intreccio tra costruzione di soggettività, riconoscimento di professionalità come elemento indennitario e questione produzione/riproduzione”.

Dal lavoro alla professione. Una strada in salita nell’esperienza delle pittrici

Il Convegno è poi proseguito con un focus sull’arte condotto da Martina Corgnati, Accademia di Belle Arti di Brera, e Cristina Giudice, Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Il breve contributo ha analizzato le sperequazioni economiche che interessano le valutazioni relative all’arte prodotta da donne artiste negli ultimi anni, risalendo poi a situazioni storiche importanti per evidenziare il rapporto con il proprio lavoro e dunque anche il proprio “successo economico”. È stato preso in considerazione soprattutto il caso di Maret Oppenheim, importante protagonista del surrealismo, ma anche la pittrice inglese Jenny Saville, e le sorelle Wertheim, per citarne solo alcune.

Poete, filosofe e sirene

Le attività sono proseguite con occasioni di dialogo e confronto, come la tavola rotonda “Visibile/invisibile. Il lavoro delle donne nella poesia” in cui Loredana Magazzeni, socia SIL e critica militante, ha approfondito i molteplici sguardi che la poesia contemporanea lancia sulla vita delle donne e quindi sul loro lavoro. Con lei le poete e critiche Maria Grazia Calandrone, Gabriella Musetti, Bianca Tarozzi e Anna Toscano, che hanno offerto spunti di riflessione sulla relazione poesia e lavoro a partire dalle proprie poetiche, specificando quali mutamenti hanno registrato nel mondo del lavoro. A questi interventi è poi seguito un reading a cura di Nadia Agustoni, Antonella Barina, Francesca Del Moro e Leila Falà, in cui le poete hanno messo in scena i fantasmi del lavoro di fabbrica, precario e di cura.

Nell’incontro “Il futuro delle sirene” Laura Pugno, scrittrice e Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, discute sul binomio donne/lavoro insieme a Laura Fortini, Università di Roma Tre, a partire dal suo ultimo romanzo “Sirene” (Marsilio), dove la narrazione descrive con precisione chirurgica corpi al lavoro e movimenti subiti ad opera della vorace sessualità maschile.

E ancora “Il lavoro della vita: mettersi all’opera”, in cui Anna Maria Crispino, letterata e Direttora di Leggendaria, ha analizzato il ruolo sempre più rilevante del cosiddetto “lavoro immateriale”, la messa al lavoro delle capacità cognitive, comunicative e di scrittura che crea dei veri e propri “mestieri” che molto dipendono dai punti di vista e dalle collocazioni, anche politiche. In dialogo con Annarosa Buttarelli, Elinda Cazzorla, Tiziana de Rogatis e Chiara Ingrao.

Residenze artistiche, sex work e social media: i workshop

Importante occasione di dialogo e confronto sono stati i workshop, una preziosa occasione di approfondimento grazie alla grande varietà di temi trattati.

Oltre al già citato “Lavoro e migrazione femminile nella rappresentazione autobiografica, letteraria e artistica”, coordinato da Lidia Curti e che ha visto la partecipazione attiva del Concorso Lingua Madre, si è svolto anche “Lavanderia degli angeli:prospettive vagabonde sul lavoro” condotto da Clotilde Barbarulli e Liana Borghi, entrambe del Giardino dei Cigliegi di Firenze.

E ancora, “Le residenze artistiche: una stanza tutta per sé?”, coordinato da Chiara Cremaschi, autrice di cinema, e Francesca Maffioli, esperta di studi di genere e socia SIL. Non solo, Sabrina Marchetti, Università Ca’ Foscari, e Laura Marzi, socia SIL ed esperta di studi di genere, hanno condotto “Immaginari della cura” mentre Antonella Pilozzi, socia SIL, è stata la coordinatrice di “Il racconto del lavoro attraverso i social media”.

In contemporanea si è anche svolto “Il sex work tra condanna e liberalizzazione: femminismo a confronto” condotto da Sofia Torre, esperta di studi di genere.

Tutte le fotografie dell’evento sono disponibili sulla pagina Facebook del Concorso.

Qui invece vi proponiamo l’interessante servizio che la trasmissione di Rai3 Spazio Libero ha dedicato al Convegno SIL.