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Ricordando Aida Ribero Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Scritto da Segreteria il 27 Novembre 2017


Tante le persone, le donne, amiche, compagne di avventure e battaglie presenti ai funerali di Aida Ribero, tenutisi sabato 25 novembre al Cimitero Monumentale di Torino.
Una data simbolica, quella della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, questione su cui Aida aveva tanto lavorato, concretamente e culturalmente, con impegno e passione. Lo è stato ricordato anche durante l’appuntamento a lei dedicato e organizzato proprio in occasione di questa ricorrenza mondiale, al Circolo dei lettori di Torino con Lidia Ravera, l’Assessora alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi e la giornalista Francesca Bolino. Con parole profonde e intense sono stati menzionati quindi i suoi libri, i saggi, gli scritti, le azioni e le iniziative in favore delle donne e della loro liberazione portate avanti da Aida durante tutta la sua vita, in una sala gremita di pubblico coinvolto e partecipe.
Moltissime sono state anche le parole di vicinanza, affetto e stima giunte alla notizia della sua scomparsa. Le abbiamo raccolte e le condividiamo di seguito per rendere ancora omaggio a una donna straordinaria, caparbia, generosa che ha saputo promuovere le altre donne e valorizzarne il coraggio con “forza e intelligenza”.
Inoltre Luciano Boccalatte, Direttore dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” e Guido Vaglio, Direttore del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, Dei Diritti e Della Libertà, hanno espresso il loro cordoglio e l’intenzione di diffondere il pensiero e il lavoro di Aida attraverso i rispettivi Istituti.
E a proposito di documenti che attestano l’impegno di Aida, vogliamo ancora segnalare un suo intervento 
al Convegno “Le donne per il governo: autorità e potere” alla Residenza di Ripetta”, registrato da Radio Radicale a Roma giovedì 22 febbraio 1996 (che è possibile ascoltare qui).

Ho avuto molte madri, oltre quella naturale, ma Aida è stata la mia madre simbolica più importante. Di Aida mi ha sempre colpito la vivace intelligenza, la lucidità di pensiero e l’incredibile modernità. Lei era sempre “avanti”, proiettata costantemente verso il futuro e in grado di cogliere sempre e prima degli altri gli elementi di novità, in grado di vedere oltre, a dispetto dell’età e, negli ultimi anni, della malattia. Un vulcano di idee, un’indomita pensatrice e una donna estremamente generosa capace di donare e condividere saperi e cose, soprattutto con le giovani. Devo a lei tantissimo non solo riguardo la formazione femminista e il pensiero della differenza, di cui è stata eccellente divulgatrice, ma anche perché mi ha insegnato moltissimo, mi prese sotto la sua ala protettiva facendomi lavorare al suo fianco per molti anni e poi in tutte le iniziative ideate e intraprese lottando per la liberazione della donna: dal Telefono Rosa al Centro Studi e Documentazione Pensiero femminile di cui è stata presidente per otto anni e quindi anima ispiratrice di fini e di metodi.
Aida è stata e continua ad essere per me vera maestra di vita e di pensiero. “Indimenticabile in ogni modo e per sempre, è così che resterai” – recita il testo di una nota vecchia canzone di Nat King Cole “Unforgettable”– un giorno glielo dissi che per me lei era così.
E adesso che non c’è più non so proprio come farò a capire il giusto senso delle cose. Grazie Aida, ti voglio bene. Daniela Finocchi

Condivido tutto ciò che su Aida ha scritto Daniela Finocchi e le sono molto grata, come sono grata a chi di Aida ha scritto sui giornali, dando rilievo alla sua statura etica e intellettuale. Ringrazio tutte perché nell’immediato della sua perdita hanno saputo dare voce al mio senso di perdita; e le ricambio condividendo due cose che di Aida mi hanno colpita fin dal primo incontro, e non hanno smesso di colpirmi ad ogni incontro, ad ogni impresa in comune: la sua intrepida capacità di mettersi in gioco sempre, di ideare progetti e di seguirne concretamente la realizzazione mediando e contrattando con le istituzioni, ma non recedendo mai dalla sua visione e dalle sue finalità; e la spontanea attitudine a confrontarsi con se stessa, a pensare le sue scelte di vita e di intervento politico anche alla luce dei cambiamenti sopravvenuti nel Movimento delle donne, con rara apertura mentale e senza alcuna preclusione nei confronti dei tanti e spesso contrapposti femminismi italiani. Marisa Peisino

Condoglianze a tutte noi. Grazie Aida. Gabriela Berrospi

Grazie carissime, è proprio una tristezza. Un abbraccio collettivo, Piera Egidi

Grazie davvero ad Aida: da lei ho imparato molto e tutte noi abbiamo nel cuore la sua capacità di esserci, di saper ragionare con forza e gentilezza, e la sua instancabile voglia di creare relazioni politiche tra le donne e di trasmettere desiderio di scambio e di dare voce e spazio pubblico a noi donne. Tutto il mio riconoscimento e riconoscenza ad Aida. Mariagrazia Pellerino

Donna di fine intelligenza e notevole cultura. Importante per me negli anni che ho vissuto a Torino, città essenziale per la mia esperienza di metalmeccanica e di femminista. Aida ne ha fatto parte e la ricordo con grande stima. Ciao cara Aida! Alessandra Mecozzi

Che tristezza, per la nostra generazione! Ma quante, grazie a lei, sapranno portare avanti il suo lavoro!!! Grazie, Aida. Anna Garelli

Grazie per aver condiviso questo ricordo. Un abbraccio a tutte, Nadia Conticelli

Accolgo con tanta tristezza questa sua partenza… Livia Inceu

Era veramente speciale, io l’ho conosciuta grazie a voi e vi ringrazio tanto! Sono state poche le occasioni per incontrarla, ma sempre intense. Perché bastava starle vicino e guardarla per capire quanto fosse acuta, intelligente e sensibile. Un abbraccio a tutte voi. Serena Blasi

Resterà un vuoto incolmabile ma continuerà a vivere nei cuori delle donne…Grazie della condivisione, Laura Madonna

Conoscevamo bene da anni ormai remoti Aida per il suo grande impegno politico e sociale e ci rattrista la Sua scomparsa… Sappiamo quanto Lingua Madre sappia e saprà raccogliere il Suo prezioso testimone e di tutto il vostro appassionato lavoro vi siamo sinceramente riconoscenti. Con stima e con affetto. Gabriella e Bruno Nevache

Dalla storia di Aida Ribero si può imparare molto e può essere da modello per tutte noi, per questo non la dimenticherò mai e resterà sempre viva nel mio cuore. Con affetto, Radoi Ana-Maria Iulia

Uno sguardo critico, sempre lucido sul mondo aveva Aida Ribero. Spesso le sue conversazioni avevano inizio da una domanda. Un interrogativo che poneva a te e a se stessa per cercare il confronto, mettersi in gioco e condurre analisi e riflessioni in modo dialettico, aperto. Partiva da sé Aida, come aveva imparato a fare nei gruppi di Autocoscienza, parlava quando qualcosa la toccava, la includeva. Procedeva “con forza e intelligenza” nelle questioni. Riusciva a insinuare il dubbio sulle cose, sulle verità che credevi di possedere, spesso con ironia e leggerezza. E poi, un’irrefrenabile desiderio di trasmettere, lasciare in eredità, coinvolgere le altre – soprattutto le più giovani – in un percorso di consapevolezza. Progettava, realizzava, contestava. Alzava il telefono per confrontarsi su ciò che le accadeva intorno, bastava un articolo pubblicato sui giornali, una notizia data alla TV, un’esperienza o il racconto di qualcuna/o che conosceva. Pomeriggi di confronto dai quali emergevano diverse sfumature di una stessa questione, punti di vista inediti e, talvolta, spiazzanti. Grazie Aida! Paola Marchi

Se ne è andata, fedele al suo stile. Senza dare disturbo e senza fare sorprese. Ci ha lasciate piano piano, accompagnandoci nel percorso del distacco. La prima volta – (almeno così è per me) – alla presentazione di quel volume da lei curato insieme a Luisa Ricaldone, Il simbolico in gioco, e – come ogni progetto da lei inventato e poi fortemente voluto- seguito, curato e portato a compimento. Venne ma non volle parlare in pubblico. Sapemmo così che le avevano diagnosticato un tumore alla bocca, era stata operata e che ancora non riusciva a parlare adeguatamente. Non insistemmo, nonostante minimi fossero i segni di quella inadeguatezza: il suo fare perfetto, la giovinezza di un viso e di un corpo fine ed elegante che non mostravano per niente i segni dell’età creavano anche in noi una sorta di pudore per cui le eravamo grate di darci anche in questo silenzio esempio di sobrietà e stile. Alla presentazione al Salone del Libro 2015 del volume L’alterità che ci abita, sua ultima feconda partecipazione a un impegno collettivo, per i dieci anni del Concorso Lingua Madre, venne ma anche in quel caso non volle intervenire. Ma quando la incontrammo nuovamente singolarmente o in gruppo aveva la grinta di sempre, la curiosità acuta per le cose del mondo, la prontezza intellettuale di cogliere i segni del cambiamento e la volontà fattiva di inserirsi nel corso della storia apportandovi idee e azioni che lo modificassero a favore delle donne. Speravamo che ce l’avrebbe fatta. E così è stato, se dobbiamo accettare di non essere immortali, continuando a stare se non con le donne, di certo dalla loro parte. Aida promuoveva le donne. Aveva un fiuto speciale per scovare il talento di ciascuna e creare contesti in cui quel talento potesse scaturire dall’opacità dell’inconsapevolezza o dal buio del silenzio e farsi acqua sorgiva per chi se ne abbeverava. Aveva la costanza e la cocciutaggine delle sue origini contadine nel far sì che ciò che ti aveva chiesto arrivasse in porto, anche quando a rapportarsi con lei c’erano donne che si perdevano nella superfluità che aveva da sempre marchiato il loro fare. La sua forza rendeva possibile l’impresa. Da buona piemontese aveva quella gentilezza educata che, usata come sapienza politica, sapeva dosare i toni di un discorso e individuare tempi, alleanze e parole perché confronti che rischiavano di deragliare, riprendessero i binari che conducevano alla meta. Di questa sua capacità sono testimonianza anche i volumi di cui lei è l’unica autrice, Una questione di libertà e Procreare la vita, filosofare la morte. Maternità e femminismo. Non era una tessitrice, era piuttosto una ingegnera, con in più una fantastica originalità sintetica: i titoli scelti per i suoi e gli altrui lavori sono tutti lì a documento. Ma il suo capolavoro nato dal Centro di documentazione femminile creato da lei e Ferdinanda Vigliani a Torino per raccogliere e salvare dall’indifferenza tutto ciò che il femminismo del secondo Novecento aveva prodotto resta io credo: Cento titoli. Questo straordinario volume raccoglie cento fra i titoli più significativi del Femminismo dagli anni Settanta ai Novanta del secolo scorso, presentati e commentati da donne che di quel femminismo erano state entusiaste e competenti soggette. Cento sono i fiori, Aida, che ognuna di noi ti porta in dono con gratitudine e riconoscimento, oggi, per quella tua bocca che per contrappasso il male ha martoriato, ma che – come nella fiaba antica – aveva ricevuto in dono di spargere gemme e pietre preziose che continueranno a brillare in mezzo a noi. Pinuccia Corrias

Care amiche
Con molta tristezza abbiamo appreso la notizia della scomparsa di Aida Ribero, nostra amica e compagna di strada nella nostra comune e lunga storia di femminismo. Casa delle Donne di Torino

Aida è stata la mia insegnante di Educazione artistica alle medie, ma è stata molto di più. È stato il mio primo approccio al femminismo. Laura Onofri

Una notizia triste per tutta l’UDI. La perdita di donne importanti come Aida lasciano un senso di vuoto che spetta a noi colmarlo di contenuti e inserirli a pieno titolo nella nostra storia. Vi siamo vicine e vi inviamo un abbraccio caloroso. Vittoria Tola e Laura Piretti

La scomparsa di Aida Ribero lascia un vuoto nel pensiero del femminismo torinese e piemontese. Come assessora alle Pari Opportunità e ai Diritti civili della Regione Piemonte è assolutamente dovuto un tributo all’apporto che Aida Ribero ha rappresentato nell’evoluzione di una cultura rispettosa della differenza di genere. Come donna e femminista non posso dimenticare lo stimolo che Aida ha avuto nell’elaborazione di politiche con le donne, con un approccio dialettico, ma sempre improntato a un confronto vero. Il mio auspicio è contribuire affinché la memoria di donne come lei possa essere trasmesso alle nuove generazioni, perché nulla vada perso, ma possa essere man mano attualizzato. Monica Cerutti