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Si è spenta Aida Ribero

Scritto da Segreteria il 23 Novembre 2017

“La relazione e l’affidamento sono dati costitutivi del modo di procedere nel mondo delle donne: una forza che, per ciò che mi riguarda, mi autorizza a pensare, progettare, realizzare”.
Così scriveva Aida Ribero, che si è spenta a Torino all’età di 82 anni, dopo una lunga malattia che non le ha mai impedito di continuare a impegnarsi a favore delle donne.
Docente, giornalista, saggista ha partecipato negli anni Sessanta alle lotte per i diritti civili e negli anni Settanta ha fatto parte dei primi gruppi di autocoscienza ispirati al pensiero di Carla Lonzi.

I funerali si terranno sabato 25 novembre 2017, alle ore 14.15 presso il Cimitero Monumentale di Torino – Tempio Crematorio (Corso Novara 135).

Scarica l’articolo di Francesca Bolino su La Repubblica
Qui l’articolo de La Stampa
Qui il servizio del TGR RAI Piemonte (minuto 18:55)
Leggi l’articolo su Il Manifesto a firma di Daniela Finocchi
L’articolo sul Corriere della sera
Il ricordo dell’Assessora Monica Cerutti (Pari Opportunità e Diritti Civili – Regione Piemonte)
Il ricordo della redazione del Bookblog
L’articolo sul sito di Se non ora quando? Torino
L’articolo sul sito di GIULIA

Leggi di seguito

Ha collaborato a La Stampa, La Repubblica, Noi Donne. Ha partecipato al Coordinamento Giornaliste del Piemonte, alla Casa delle Donne di Torino, al Gruppo di studio del Concorso Lingua Madre. Ha concorso a fondare il Coordinamento contro la Violenza, ha fondato il Telefono Rosa di Torino e il Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile di cui è stata presidente per otto anni e quindi anima ispiratrice di fini e di metodi. Proprio qui ha dato vita a tanti incontri, laboratori, convegni, progetti, prima fra tutte la collana “Donne del Piemonte” (Seb27) dedicata alla storia e all’attività culturale, sociale, artistica e sportiva delle donne nella regione.

Altrettanto importante la sua produzione saggistica. A lei si deve la prima preziosa ricostruzione del femminismo degli anni Settanta con il volume “Una questione di libertà” (Rosemberg & Sellier, 1999), un quadro complessivo e unitario dove le immagini delle differenti correnti e posizioni all’interno del movimento trovano spazio e danno luogo a una sintesi inedita. Tra i suoi libri più noti, anche “Glossario. Lessico della differenza” (CRPO, 2007), “Procreare la vita, filosofare la morte. Maternità e femminismo” (Il Poligrafo, 2011). Moltissimi i contributi e le opere collettanee, quali la cura di “100 titoli. Guida ragionata al femminismo degli anni Settanta” (Luciana Tufani Editrice, 1998) insieme a Ferdinanda Vigliani, che rende coscienti della ricchezza del dibattito di quegli anni o “Il simbolico in gioco” (Il Poligrafo, 2011), curato con Luisa Ricaldone, scritto insieme a Pinuccia Corrias e tante altre, sulla lettura “situata” di alcuni dei più noti romanzi della letteratura del Novecento.
Profondo e suggestivo insieme di scrittura e immagini sono poi state le splendide mostre “Con forza e intelligenza” e “Dall’uguaglianza alla differenza”, dedicate al movimento femminile in Italia; così come “Il corpo imprigionato” sulle costrizioni e le violenze inferte alle donne nelle diverse epoche storiche, culture e paesi.

Da non dimenticare l’impegno politico a fianco del compagno Pietro Chiodi, celebre filoso e partigiano (nel libro “Il partigiano Jonny”, Beppe Fenoglio si ispirò proprio a Chiodi per tratteggiare la figura del patriota Monti), e il lavoro svolto – dopo la sua morte prematura – per la divulgazione dell’opera di Chiodi su Heidegger e della sua figura di militante antifascista.

Nei libri di Aida Ribero, come lei stessa spiegava, si può leggere in controluce anche il percorso di una donna cresciuta nella profonda provincia piemontese (la famiglia era originaria di Caraglio) che grazie all’impegno politico (nel PCI, che lasciò dopo i fatti d’Ungheria) è sfuggita ad un ambiente ristretto, un po’ bigotto, privo di slanci ideali e che poi ha realizzato la sua autentica vocazione attraverso il femminismo, lottando per l’emancipazione, ma soprattutto la liberazione della donna.

Profondo il suo desiderio di comunicare questa esperienza alle nuove generazioni. “Temo la smemoratezza – scriveva Aida – e voglio che le mie figlie e le loro amiche sappiano perché e per chi sono così diverse dalle loro madri”.

Grazie Aida!