Il fiore di smeraldo Un incontro con Nancy Jissel Solis Realpe
Scritto da Segreteria il 09 Maggio 2026
Un rapporto generazionale madre-figlia, un percorso di migrazione e relazioni, un’esperienza intima a tratti disturbante che diventa collettiva attraverso un linguaggio incisivo e immagini che restituiscono con autenticità un legame composto da distanze, silenzi e riconciliazioni. Il tutto è racchiuso nel racconto Il fiore di smeraldo di Nancy Jissel Solis Realpe, che ha vinto il Premio Speciale Torino Film Festival della XX edizione del Concorso Lingua Madre. Per questo, Vignole Borbera ha voluto omaggiare la sua giovane concittadina dedicandole un incontro – in collaborazione con Uniduevalli Borbera e Scrivia e la partecipazione del Consolato dell’Ecuador – che si è svolto venerdì 8 maggio alle 17.30 nella Sala polifunzione in via Roma 10.
Il testo è pubblicato nell’antologia Lingua Madre Duemilaventicinque. Racconti di donne non più straniere in Italia (Edizioni SEB27), che è stata presentata con l’occasione da Patrizia Ferrando, giornalista e scrittrice, la quale ha intervistato l’autrice e condotto la serata in dialogo con Daniela Finocchi, ideatrice e responsabile CLM, collegata da remoto.
Dopo la descrizione del progetto, affidata alla sua ideatrice, Ferrando ha sottolineato come non si tratti solo di un premio letterario, ma di «uno strumento che mette in connessione donne straniere e italiane, creando una “genealogia” comune attraverso racconti e fotografie». Ma soprattutto «le partecipanti non sono semplici soggetti passivi, ma protagoniste attive dell’intreccio culturale, come attesta il volume che ne raccoglie i testi». L’antologia custodisce eredità universali e valorizza le voci femminili – è stato commentato – trasformando esperienze di vita in narrazioni di appartenenza, identità e relazione. Per Nancy Jissel Solis Realpe rappresenta anche una forma di resilienza che accomuna tutte le donne, una collezione unica di testimonianze, che riflettono la complessità del presente e tante esperienze di vita, solidarietà e connessione.
Gli approfondimenti hanno quindi interessato il racconto dell’autrice, che nella scrittura vive insieme alla madre la migrazione e le diverse decisioni che ne conseguono.
Johanna Realpe parte alla volta dell’Italia a ventitré anni, la stessa età che ha la figlia quando scrive di lei e, dopo vent’anni, ricorda ancora con malinconia il suo Paese. Entrambe considerano una fortuna l’opportunità di sperimentare due diverse culture e di imparare ad apprezzarle, ma non è possibile negare le criticità legate al cambiamento dei ruoli e alle pressioni del nuovo contesto sociale.
«Un racconto intenso e confidenziale, molto letterario e autentico – ha detto Patrizia Ferrando – che esplora la compresenza di tanti elementi diversi in un rapporto attraverso la lente della memoria, dell’incomprensione e della successiva riappacificazione con il passato».
Il racconto inizia con una dichiarazione forte e inusuale: L’ho odiata sai. Questa premessa spiazza chi legge e crea immediatamente una tensione emotiva, affrontando il tabù del “non amore” materno o della comprensione tardiva.
«Ho scoperto il Concorso Lingua Madre attraverso i social, grazie a un feed di Instagram – ha spiegato Nancy Jissel Solis Realpe – mi è apparso il bando e ho subito iniziato a pensare se avessi anche io qualcosa da raccontare. Avevo gli strumenti per farlo, e di questo devo ringraziare la scuola, la mia docente di italiano alle superiori e tutto il sistema d’istruzione che mi ha fornito basi solide. Io amo molto i film e il linguaggio cinematografico. Volevo quindi che fosse un racconto il più accattivante possibile, che coinvolgesse e facesse piangere. Appena terminato l’ho letto a mia zia e lei è scoppiata in lacrime. Così ho capito di aver raggiunto quanto mi prefiggevo».
Il dialogo è proseguito analizzando il testo, costituito da una confessione onesta, cui segue l’approfondimento di altri ambiti quale il tema dell’incomunicabilità e, quindi, il ribaltamento prospettico.
La narrazione ruota attorno al carattere schivo della madre, che non si esprimeva a parole, lasciando che le sue emozioni restassero sospese sul volto. È un ritratto di una generazione di donne che comunicano attraverso il silenzio o le azioni, piuttosto che con l’affetto verbale.
«Interessante è il passaggio dall’odio infantile/giovanile dovuto alla mancanza di una figura materna “convenzionale” (non c’era alle recite, non chiacchierava con le altre madri) alla comprensione adulta della solitudine e della forza di quella stessa madre» ha sottolineato Daniela Finocchi. «Inoltre, il tono confidenziale e colloquiale, l’uso del “sai” rivolto a interlocutrici e interlocutori immaginari, rende il racconto un intimo flusso di coscienza. A questo si aggiungono le immagini metaforiche, il titolo stesso, Il fiore di smeraldo, suggerisce una bellezza rara, preziosa ma forse fredda o difficile da cogliere, proprio come il carattere della madre descritta. Allo stesso tempo rimanda alla Costa Smeralda dove la madre è nata. Una narrazione frammentata ed emozionale, non una cronologia di eventi, ma un insieme di ricordi e sensazioni che ripercorrono il divario tra le aspettative della figlia e la realtà all’interno del vissuto migratorio, con ritmo incessante. Traspare nella scrittura la passione cinematografica dell’autrice. Non è un caso che abbia vinto il Premio Speciale Torino Film Festival, che viene assegnato al testo che meglio si adatta ad essere trasposto in sceneggiatura. Un testo toccante, positivo, che invita alla fiducia, alla riflessione sulla necessità di guardare oltre le apparenze e sul perdono, riconoscendo la sofferenza e la storia che si celano dietro i silenzi».
Stefania Porporato, Viceconsole onoraria dell’Ecuador a Torino accompagnata da Marina Boschi della Segreteria consolare, ha consegnato all’autrice un Diploma al merito, un importante riconoscimento istituzionale per aver rappresentato al meglio il Paese a cavallo dell’equatore che comprende la giungla amazzonica, gli altipiani andini e le isole Galápagos. «Da lettrice confermo che il racconto è molto toccante e che anche io ho pianto leggendolo – ha esordito – è la storia di una serie di viaggi, molteplici: dall’Ecuador all’Italia, dallo spagnolo all’italiano, dall’odio alla compassione. E alla fine nulla viene buttato, tutto si tiene».
Nancy Jissel Solis Realpe nel ritirare l’attestato ha spiegato come per lei rappresentasse molto perché «c’è stato un periodo della mia vita in cui ho rifiutato le mie origini e ho smesso di parlare spagnolo, perché volevo omologarmi completamente a chi mi circondava. Poi ho compreso che avere due culture è una ricchezza e questo riconoscimento ne è la prova».
Ha quindi anticipato al pubblico la sua intenzione di continuare a scrivere e di volersi cimentare anche in qualcosa di più organico e strutturato, mentre sta completando il percorso universitario in Diritto Internazionale.
In chiusura, il Sindaco di Vignole Borbera Giuseppe Teti ha manifestato «l’orgoglio di tutta la comunità» per avere una concittadina come l’autrice CLM, orgoglio testimoniato dal fatto che erano presenti all’incontro tutti e tutte le componenti del Consiglio comunale.
Insieme a lui la Pro Loco ha rilasciato un attestato che è stato consegnato all’autrice dalla presidente Susan Lesley Thomas che non ha mancato di sottolineare: «è per noi motivo di gioia che tu abbia ricevuto un premio così importante come quello del Concorso Lingua Madre al Salone del Libro di Torino. Il tuo talento, la tua dedizione sono un esempio per tutta la comunità».