Le autrici di Lingua Madre

Le biografie delle vincitrici XV edizione del Concorso Lingua Madre

Scritto da Segreteria il 09 Aprile 2020

BIOGRAFIE E MOTIVAZIONI PREMI VINCITRICI
XV CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE LINGUA MADRE

Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez nasce nelle Ande settentrionali del Perù nel 1991. All’età di otto anni si trasferisce a Torino per raggiungere la madre, emigrata quattro anni prima di lei. Frequenta il liceo linguistico e successivamente si laurea in Storia dell’Arte. Termina gli studi conseguendo la laurea magistrale in Antropologia Culturale.
Con Mille e una luna ha vinto il Primo Premio della XV edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre con la seguente motivazione: «Per il modo in cui delinea un’identità di confine, multiforme, e un possibile dialogo tra generazioni e modi di vita diversi. Un racconto intenso ed equilibrato, giocato fra immagini nitide, luminose della terra di origine e di madri reali e simboliche. Una vera e propria sinfonia di parole scritta su un pentagramma di emozioni e di travolgenti moti dell’anima. Il racconto rievoca colori e profumi ancestrali, come ancestrale è il rapporto con la abuela, la sua saggezza e delicatezza, nel trasferimento di sentimenti e sensazioni tra donne di generazioni lontane. Le radici si confondono con la modernità dei voli aerei e del riconoscimento consapevole della propria omosessualità. Sullo sfondo immaginifiche piante di cacao e platano, stoffe colorate e canzoni messicane. La luna, mille e una sola, sopra ogni cosa».

Berivan Görmez nasce a Gaziantep, in Turchia nel 1994. All’età di un anno si trasferisce in Olanda con la madre e qualche tempo dopo le raggiungono anche il padre e i fratelli. Dopo nove anni trascorsi tra Arnhem e Woerden, la famiglia viene rimandata ad Adana in Turchia. Da lì parte nuovamente per l’Italia e si stabilisce a Torino, dove vive tuttora. Attualmente sta concludendo il percorso di laurea triennale in Lingue e letterature straniere e si occupa di mediazione culturale per gli immigrati curdi e turchi.
Alessandra Nucci nasce a Parma nel 1993. Si trasferisce a Venezia dove consegue la laurea magistrale in Lingue e letterature straniere con un percorso focalizzato sulla traduzione dal portoghese all’italiano. Si occupa dell’insegnamento di italiano L2 in istituti tecnici e professionali di Venezia e nel 2017 arriva finalista alla seconda edizione del Premio “Un libro per l’italiano”. Il suo racconto, Africa experience – scritto con Tihote Salimata – è pubblicato in Lingua Madre Duemiladiannove – Racconti di donne straniere in Italia (Edizioni SEB27). Incontra Berivan a Torino proprio in occasione della presentazione di questa antologia e decidono di comporre insieme la sua storia.
Hanno quindi scritto a quattro mani I regni di Berivan, vincendo il Secondo Premio (Premio Speciale Consulta Femminile Regionale del Piemonte) della XV edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, con la seguente motivazione: «Una materia incandescente è raccontata con scrittura intensa ma priva di enfasi e sentimentalismi: dura, quasi. L’alternanza di due momenti, quello della memoria e quello scenico, dà profondità al racconto ed evidenzia come la costruzione dell’identità non sia mai un percorso lineare. Efficace la scelta di teatralizzare il testo: la prosa del racconto si alterna alle descrizioni delle scene che permettono così visualizzazioni plastiche di ambiente che, nella loro oggettività, rendono ancora più cruda la violenza operata ai danni del popolo curdo di cui si narra. La brutalità della storia interrompe l’arte, uno dei prodotti più alti degli esseri umani, i desideri di lei bambina, la vita. Ben evidenziata risulta inoltre la parabola migratoria di colei che scrive. Una rara testimonianza curda di prima mano».

Tahmina Akter nasce a Shariatpur, in Bangladesh, nel 1984. Laureata in discipline umanistiche presso la Dhaka University, giornalista e corrispondente della rivista “Probas Mela”, si occupa di editing, della redazione di articoli e di traduzione. Attualmente lavora presso l’Ufficio Immigrazione della questura di Venezia. È interprete e mediatrice linguistico-culturale e affianca il personale nelle attività di intermediazione, per interventi giuridico-legali e nel settore dell’antiviolenza.
Alice Franceschini nasce a Treviso nel 1986. Laureata in Lettere classiche, consegue il Dottorato di ricerca in Italianistica e Filologia classico-medievale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha pubblicato articoli su riviste specializzate negli studi classici, opere divulgative presso la casa editrice Il Messaggero di Padova ed è autrice dei romanzi Ti condurrò nel deserto (LuoghInteriori, 2015) e Dimmi che mi hai voluto (LuoghInteriori, 2020). Attualmente insegna Lettere nei licei.
Insieme le due autrici hanno firmato anche i racconti Luna e A quattordici anni, pubblicati rispettivamente in Lingua Madre Duemiladiciassette e Lingua Madre Duemiladiciotto – Racconti di donne straniere in Italia (Edizioni SEB27).
Hanno scritto a quattro mani Vulnerabile, con il quale hanno vinto il Terzo Premio della XV edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, con la seguente motivazione: «Per la narrazione controllata e il crescendo di tensione e drammaticità. Per l’efficacia del racconto nel racconto, in cui l’io narrante, donna mediatrice linguistica in questura, presenta l’incontro con Sayra, profuga siriana che a sua volta racconta se stessa davanti a lei e ai funzionari di polizia. Per la capacità di mettere a tema la violenza contro le donne quale crimine inaccettabile. La prosa incalzante e il linguaggio diretto sviluppano la struttura narrativa con personalità e originalità, svelando un sistema Italia rigido e con leggi restrittive, che tuttavia funziona e si attiva per i destini tragici. Sono espressi in modo persuasivo i movimenti di presa di coscienza, le sensazioni e le oscillazioni dell’animo di una donna profondamente ferita dalle violenze subìte. Ammirevole la modalità narrativa, il coraggio di raccontare quelle drammatiche esperienze, la speranza che le pagine di questo racconto, nonostante tutto, riescono a comunicare nella descrizione del passaggio dal buio della violenza alla luce del ritorno alla vita, che si riprende il proprio posto».

Silvia Favaretto nasce nel 1977 a Venezia. È Dottoressa di ricerca in Studi iberici e angloamericani e si dedica all’insegnamento e alla traduzione. Giurata dei Concorsi internazionali di poesia “Concorso Internazionale di Poesia e Teatro Castello di Duino” e “Concorso internazionale di poesia di Altino”, ha pubblicato undici libri tra poesia e prosa, con i quali ha partecipato a diversi festival internazionali. È Presidente dell’associazione culturale Progetto 7LUNE che diffonde la cultura ispano-americana in Italia.
Con La pietra di Sisifo, ha vinto il Premio Sezione Speciale Donne Italiane della XV edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, con la seguente motivazione: «Per la capacità di raccontare i pregiudizi, le discriminazioni, le violenze contro le donne con sguardo lucido e critico. Il racconto agile, vivace, brillante e i dialoghi asciutti, ben calibrati nel contesto, compongono una narrazione che in poche battute entra con forza e in modo vibrante in argomento e nell’animo di chi legge. Il tema, delicato e orribile, della violenza degli uomini nei confronti delle donne è affrontato con uno stile essenziale e tagliente, mentre il dipanarsi della vicenda apre spazi sul lavoro delle donne straniere in Italia, sulla loro condizione subordinata, sulle loro fatiche e sofferenze. Traspaiono nette e feroci la morte delle illusioni e la rassegnazione “silenziosa e supina” a una tortura che cinicamente e ciclicamente si abbatte su di lei. Nella leggerezza e trasparenza dello stile si sfiorano delicatamente molti aspetti: la maternità, l’emigrazione delle donne, le radici, la neutralità del linguaggio, la violenza, le molestie. Su queste ultime vince la forza della donna/Sisifo».

Nadia Kibout è autrice, attrice e regista. Nasce nel 1974 da genitori algerini mauritani e parla cinque lingue. Vive in Italia, in provincia di Matera, è attrice nella fiction di Rai Uno Nero a metà diretta da Marco Pontecorvo. Attualmente si dedica alla scrittura del suo primo lungometraggio Luna di pietra, dopo il successo del cortometraggio Le ali velate, realizzato grazie al “Premio Mutti” della cineteca di Bologna.
La sua fotografia, Ombre di memoria, ha vinto il Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo della XV edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, con la seguente motivazione: «Una fotografia capace di evocare silenzio e intimità interiore, ben costruita nell’inquadratura e nella scelta dei colori. La figura che vediamo all’esterno di un luogo di culto sembra realmente alla ricerca di un momento di conversazione con se stessa, forse con la propria anima, motore della vita di ogni individuo, della sua storia e memoria. Il titolo, che in questo caso è senza dubbio un valore aggiunto all’immagine, specifica questo atteggiamento, anzi, volontà. Pur essendo una fotografia semplice è comunque diretta e un po’ misteriosa, come le immagini dovrebbero sempre essere per riuscire ad arrivare a noi e coinvolgerci».

Corina Ardelean nasce nel 1970 in Romania. È sposata, ha due figli, uno di venticinque anni che vive attualmente in Australia e uno di nove anni, che abita con lei e il marito in un paesino nelle colline di Verona. Lavora come impiegata in una società sportiva e da qualche anno ha iniziato a dare voce alla sua passione: la scrittura. Scrive in italiano, pubblica il suo primo libro Il profumo dei ricordi ghiacciati (Vocifuoriscena) nel 2017. Nel 2018 pubblica un nuovo romanzo, Melastalgia, e nel 2019 arriva finalista al “Torneo letterario Io Scrittore”.
Con L’altra forma dell’amore, ha vinto il Premio Speciale Slow Food-Terra Madre della XV edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, con la seguente motivazione: «E’ facile identificarsi nella storia di Corina. Uno spaccato di vita quotidiana, fatto di odori, immagini e sensazioni, combinati con padronanza e semplicità. Le dettagliate descrizioni dei piatti, così come della loro preparazione, rievocano l’intimità della cucina e delle relazioni familiari che da essa derivano, stimolando l’empatia del lettore nei confronti dei personaggi. Il cibo si conferma essere un elemento caratterizzante del racconto dell’autrice, aiutandola a ripercorrere le tappe della propria memoria, siano esse brevi ricordi vissuti tra le mura domestiche o episodi di storia del paese natale. Ironica e spontanea, l’autrice conduce quindi il pubblico a esplorare insieme una parte del suo mondo, con la consapevolezza che a volte sono proprio i piccoli rituali culinari a rivelare sentimenti ed emozioni».

Narcissa V. Ewans, nome d’arte di Karolina Andzela Najda, nasce in Polonia nel 1995. Si trasferisce in Italia all’età di sette anni e frequenta qui le scuole. È una giovane mamma e lavora come animal care. Nel corso degli anni si è dedicata alla scrittura nel tempo libero, si è classificata seconda al “Premio Culturale Luigina Parodi” e nel 2019 ha pubblicato il suo primo libro Lumache e Bivalvi d’acqua dolce e salmastra (Vertigo).
Il suo racconto, L’usignolo nel frutteto di ciliegie non cinguetta più, ha vinto il Premio Speciale Torino Film Festival della XV edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, con la seguente motivazione: «Il racconto più adatto a essere trasposto in un’opera cinematografica per la sintesi narrativa e la potente drammaturgia. Bello e intenso: dà la possibilità di conoscere in profondità vite coraggiose che affermano con grande dignità e fantasia la loro ricca vita interiore attraverso la scrittura e dalla sua prosa si sprigiona un’energia vitale che sfrutta mirabilmente le potenzialità della lingua italiana».

Maria Felicita Castillo Castillo nasce nel 1960 a Chone, in Ecuador, dove si diploma come segretaria commerciale e vive fino ai quarant’anni. Nel 2001 si trasferisce in Italia. Ora vive a Ceva, in provincia di Cuneo, e lavora come collaboratrice familiare. Attualmente sta scrivendo un libro sui racconti della sua bisnonna Alberta, che ha lasciato i migliori anni della sua vita nelle miniere di schiavi nella foresta del Pacifico colombiano.
Con il racconto Un paese col nome di donna ha vinto il Premio Speciale Giuria Popolare della XV edizione del Concorso Lingua Madre. «L’azione della memoria viene sollecitata in questo racconto in prima persona che traccia il cammino di una quarantenne costretta a migrare dall’Ecuador per fare la badante. “Trovare questa donna fu trovare l’anima di un pezzo di terra in cui seminare le mie speranze” scrive la protagonista riguardo la vecchia presso la quale presta il primo servizio, in un paese del profondo nord piemontese. Tristezza, spaesata solitudine, speranza, azione taumaturgica dell’amore e osmosi catartica: così si delinea un percorso di radicamento in cui risulta fondamentale la costellazione di donne con la cui esistenza l’io narrante entra in relazione».