I libri del Concorso Lingua Madre

Vite sospese Profughi, rifugiati e richiedenti asilo dal Novecento a oggi

Scritto da Segreteria il 09 Dicembre 2021

Vite sospese
Profughi, rifugiati e richiedenti asilo dal Novecento a oggi
A cura di Enrico Miletto e Stefano Tallia
FrancoAngeli Edizioni
p.338
ISBN 9788835120636

 

“Vite sospese, in bilico fra un prima e un poi, un qui e un altrove, fra ricordi e progetti, affetti vecchi e nuovi. Sono persone e famiglie che vivono uno sradicamento spesso assai doloroso, ma allo stesso tempo hanno una tensione positiva a ricostruire legami e percorsi interrotti, ad ambientarsi in un contesto diverso, a riprendere gli studi o rendersi utili attraverso il lavoro. Con sé portano un carico di bisogni e sofferenze – talvolta veri e propri traumi – che necessitano ascolto e cura, ma anche una ricchezza culturale, un patrimonio di esperienze dal valore inestimabile per chi ha la pazienza e la voglia di incontrarli”.
Così scrive don Luigi Ciotti nella bella prefazione di Vite sospese. Profughi, rifugiati e richiedenti asilo dal Novecento a oggi a cura di Enrico Miletto e Stefano Tallia (FrancoAngeli Edizioni), che ospita il saggio Migranti: femminile, plurale sul Concorso letterario nazionale Lingua Madre a firma di Daniela Finocchi.
Il volume inaugura la collana editoriale Le impronte della Fondazione Vera Nocentini di Torino – ospitata presso l’editore FrancoAngeli di Milano – che, oltre a valorizzare i risultati di ricerche e convegni, si propone come volano di promozione per altri percorsi di ricerca avviati da studiose/i e ricercatrici/tori, relativi ai temi che maggiormente delineano l’attività della Fondazione: storia sociale ed economica, storia del movimento sindacale, storia del cristianesimo sociale, storia delle donne, dei diritti umani e dei movimenti migratori, con una continua attenzione anche alle trasformazioni che investono il presente.
Tanti i punti di vista proposti da questo primo libro dedicato alle migrazioni dove si alternano, come scrive don Ciotti,  “numeri e storie, passato e presente, leggi e progetti, dimensione politica, economica e umana”.
Ecco quindi la prima parte dedicata alla ricostruzione del reale, per tracciare un quadro di quelle vite in fuga nell’Europa pre e post bellica sino al ritratto del presente, quindi la sezione dedicata a conflitti ed emergenze umanitarie: dalla guerra nei Balcani al caso siriano, a quello latinoamericano e alla rotta che attraversa l’Africa. Segue un’approfondita analisi sui temi della solidarietà e delle “buone pratiche” che spazia dai fatti dell’emigrazione albanese ai corridoi umanitari, dalla cooperazione sindacale alla tutela dei minori stranieri, sino allo sport, ancora sospeso tra integrazione e intolleranza. Concludono il volume una serie di saggi sui linguaggi che indagano le forme espressive dal cinema alla fotografia, ma anche le rappresentazioni mediatiche della migrazione.
Proprio qui si inserisce il saggio Migranti: Femminile plurale. Il Concorso letterario nazionale Lingua Madre di Daniela Finocchi. Un richiamo al ruolo cruciale della cultura e della relazione “strumenti fondamentali di conoscenza, consapevolezza e dunque anche di impegno” come scrive don Ciotti, perché “il modo in cui rappresentiamo i fenomeni complessi come quello delle migrazioni incide in maniera determinante sul modo in cui affrontiamo la complessità in generale del presente e le sfide del futuro”.
Daniela Finocchi indaga la migrazione attraverso le voci delle protagoniste, di quelle donne migranti che rappresentano la maggioranza e che sempre di più di spostano sole e a capo della famiglia, mettendo in guardia da una lettura che si limiti a numeri, tabelle, leggi, decreti, piani economici e demografici che rispondono a interessi politici e territoriali, perché “i flussi” non esistono, ma esistono le persone, in carne ed ossa.
La realtà si delinea quindi attraverso il racconto di donne che l’autrice non esita a definire “epiche”, secondo la felice definizione coniata da Laura Fortini, che non riconduce a gesta guerriere della tradizione patriarcale ma attribuisce valore e significato all’esperienza delle donne. Dalle tante citazioni riportate nel saggio e spesso tratte dalle antologie del progetto, emerge come l’importanza non si esaurisca nel racconto, ma nella verità trasmessa a un pensiero collettivo e condiviso. La lingua materna tiene insieme pensiero e corpo, affetti e sentimenti, desideri e bisogni e può evolvere. I racconti raccolti dal Concorso Lingua Madre in ormai 16 antologie, infatti, narrano di donne figlie di una lingua che le ha messe al mondo, e che sono diventate adulte, talvolta madri, in una lingua altra che le mette alla prova, quotidianamente. Ed è proprio in questa lingua altra che decidono di raccontarsi e di scoprirsi, svelando la parte più schietta, più vulnerabile di sé. La scrittura si riappropria del corpo censurato delle donne e il riferimento a una genealogia femminile traccia una nuova direzione di cammino. Multiformi identità di confine danno vita a un dialogo tra generazioni e vite diverse. Nella scrittura emergono le modalità alternative che le donne adottano per vivere il e nel mondo e non sono casuali i rapporti e i riferimenti a natura, cibo, nutrimenti materiali e non.
“Dietro a tanti racconti diversi di migranti, straniere o native – conclude Daniela Finocchi – c’è una sola storia, più grande ed importante. Quella delle donne”.
Un saggio che risponde appieno all’intenzione dei curatori del volume di proporre degli sguardi che dal Novecento si volgono anche al tempo presente, affrontandone i nodi e le dinamiche che lo caratterizzano, e di condurre un coerente progetto di dialogo tra la storiografia contemporanea e le altre discipline, con particolare riferimento a quelle umanistiche, economiche e sociali.
“Negli ultimi anni – scrivono Enrico Miletto e Stefano Tallia – profughi, rifugiati e richiedenti asilo hanno rappresentato un fenomeno dalle dimensioni sempre più consistenti, la cui eco è arrivata a permeare anche il dibattito pubblico che, spesso, sembra dipingere l’Europa come un continente assediato dal problema migratorio. Un modello narrativo superficiale, volto a lasciare spazi sempre più marginali alle cause e alle motivazioni che stanno alla base delle partenze di milioni di donne e uomini, spinti a lasciare il proprio Paese per ragioni economiche, come conseguenza diretta di guerre e conflitti o, ancora, per motivazioni legate a persecuzioni politiche, etniche e religiose.”
Questo, come gli altri volumi che saranno pubblicati nella collana Le impronte, è rivolto a un pubblico diversificato, e sarà promosso in ambito non soltanto italiano, attraverso convegni, cicli di incontri e presentazioni. Affidata a una duplice direzione, la collana conta, inoltre, sulla presenza di un comitato scientifico composto da esperte/i e studiose/i di livello internazionale e i volumi pubblicati sono sottoposti a un processo di peer review affidato a revisori anonimi.
Le autrici e gli autori dei saggi di Vite sospese sono: Simona Carnino, Alessia Conti, Paola Barretta, Valentina Cappi, Sergio Durando, Francesca Fergola, Laura Ferrero, Marcella Filippa, Daniela Finocchi, Aurora Iannello, Mariella Lazzarin, Enrico Miletto, Laura Martinelli, Tommaso Panero, Domenico Quirico, Andreja Restek, Donatella Sasso, Gianfranco Schiavone, Stefano Tallia, Lorenzo Trombetta, Marta Valota.
Professioniste/i che operano in ambiti diversi – dalla storia alla geografia, dalla demografia al giornalismo, al mondo della cooperazione – il cui stesso linguaggio risente di queste differenze e che proprio per questo sono state/i in grado di affrontare il tema nella sua complessità, come precisano i curatori, per arricchire il dibattito pubblico sulle migrazioni allontanandolo dalla miopia e, a volte, dalla volgarità che lo ha in parte caratterizzato negli ultimi anni.
Perché “i singoli e i popoli non smetteranno mai di spostarsi per rispondere al naturale bisogno di migliorare le proprie condizioni di vita. Ma sarebbe bello – auspica don Ciotti – se, in futuro, ogni viaggio fosse una scelta libera e sicura, una scelta di vita appunto, e non una necessità per sopravvivere”.