Appuntamenti

Raccontarsi: V appuntamento

Scritto da Segreteria il 30 Maggio 2009

Biblioteca Primo Levi - Torino

Biblioteca Primo Levi – Torino

Il 27  maggio alle 10.30 si è svolto il laboratorio di narrazione del ciclo “Raccontarsi” in collaborazione con le Biblioteche Civiche torinesi.
“I colori dell’amore. Laboratorio di analisi sul sentimento più universale e particolare di tutti: L’amore”.
Partendo dalla lettura del racconto “Belgrado non mi ha amata abbastanza”, di Dragana Babic (“Lingua Madre Duemilaotto – Racconti di donne straniere in Italia”, il laboratorio si è poi aperto agli interventi delle numerose e numerosi partecipanti, che hanno raccontato il loro inserimento nella società di arrivo, quella italiana, e delle differenze con quella di origine.
Un incontro arricchente, per tutte e per tutti: un’ulteriore occasione per confrontarsi e per discutere insieme.
Per le italiane che hanno partecipato, le due ore di dibattito sono state un’ottimo momento per capire come l’Italia e gli italiani sono visti da occhi stranieri.
“Qui in Italia è tutto molto strano” ha detto John, ragazzo camerunense, “le persone per la strada non si salutano, e i bambini non giocano tutti insieme per strada, come accade da noi”.

“Belgrado non mi ha amata abbastanza” di Dragana Babic (Serbia)
Belgrado non mi ha amata abbastanza. Oppure sono stata io a sentirmi, semplicemente, non amata.  Ma non è per questo che me ne andai. Era il puro caso. Se il puro caso esiste. Direi destino. Se anche il destino esiste.
All’inizio Torino non mi piaceva. Forse perchè mi rimandava un’immagine di me stessa molto triste. Non ero così giovane, però ero immatura, spaventata e mi sentivo inferiore solo perché serba. Passavo le mie giornate nella mia stanza semivuota e squallida a studiare l’italiano. Quando camminavo per strada non guardavo in modo semplice la gente, ma per vedere come venivo guardata io. Anche se quelli erano i tempi più scomodi per essere una serba, anche se io percepivo tutto con l’occhio severo della profonda insicurezza, non ero vista male. Anzi, per niente male.
[…]
Torino è una città molto fedele a se stessa.
Io la amo per tutto questo. Amo il suo modo di essere. Ma la amo soprattutto per i sorrisi ricevuti qui e perché mi ha fatto scoprire il mio valore, mi ha fatto credere in me stessa, nel mondo. Mi ha fatto crescere, mi ha fatto sfaldare le mie paure. Mi ha fatto migliorare. Torino mi ha amata, tanto. E mi ha conquistata con il suo amore. Ed io mi sono abbandonata completamente a questo sentimento. Me lo godo, me lo respiro, mi nutro di questo nostro amore, che non sta mai fermo, che si muove sempre verso un ulteriore miglioramento.