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Straniera! Straniera! Quante storie!

Scritto da Segreteria il 17 Maggio 2021

Dai racconti delle autrici CLM più fiabeschi e fantastici, una serie di letture pensate per le/i giovani lettrici/lettori.

Istituto penale femminile per minorenni di Pontremoli [Varie nazionalità]

STRANIERA! STRANIERA!

Straniera! Straniera!
Mi urlò quell’uomo. Ma non sapeva che io ero italiana. Sono nata in Italia. Si, è vero, i miei genitori sono stranieri, ma io no!
Mi sento italiana, ho sempre respirato l’aria italiana, e bevuto acqua italiana, la mia preferita è l’acqua Uliveto; il mio piatto preferito è italiano: la pizza con la mozzarella di bufala e i pomodorini freschi.
Sono italiana nel cuore, amo la mia bandiera, i suoi colori: il bianco mi ricorda le mie montagne, le alpi Apuane; il rosso è il colore dei pomodori dell’orto di mio papà e il verde è quello dei boschi d’estate.
I miei genitori sono africani, vengono entrambi dal Senegal, sono venuti in Italia molti anni fa; sono scappati dal loro Paese per vivere una vita migliore.
In Italia hanno trovato tanta gente pronta ad aiutarli, li hanno accolti e si sono sentiti in un posto sicuro, libero, dove poter vivere senza paure.
Mio papà si è sentito accolto da tutti; si, è vero che le tradizioni sono diverse ma la gente ha fatto tutto il possibile per farli sentire a casa, mi ripete sempre mio papà.
Oggi invece è diverso, non esiste più quella sensazione di sicurezza, di amore, di accoglienza. Ora la gente quando t’incontra per strada ti dice: Straniera! Straniera! Quanta rabbia nascondono queste parole!

 

Io e Hava di R.M.L.
C’era una volta una ragazza di nome Hava che è nata in Africa, le persone la giudicavano perché era di colore ma lei era molto dolce e buona.
Si preoccupava delle sue amiche, aveva un cuore d’oro.
La maggior parte delle persone la giudicavano per il suo colore ma in realtà non la conoscevano come era dentro. Mi piaceva preparare per lei i nostri cibi croati e italiani che le piacevano molto e voleva imparare a prepararli, così io le insegnavo. Io non giudicavo (ho giudicato) il suo colore, sono voluta andare dietro le apparenze che possono ingannare, non si giudica una persona se non la conosci.
Le insegnavo a parlare l’italiano perché aveva perso un po’ la lingua italiana e io la chiamavo fratella e lei rideva sempre.
Lei era musulmana e non mangiava il maiale ma convivevamo anche se eravamo di due culture diverse, un giorno mi piacerebbe incontrarla di nuovo, ricordare i vecchi momenti passati insieme.

Il giorno della ragazza straniera di C.G.
C’era una ragazza di tredici anni, andava a scuola e tutti la prendevano in giro perché era romena ma la ragazza era amata dalla sua famiglia e dimenticava che tutti la prendevano in giro.
Il giorno dopo tornò a scuola e ancora tutti ridevano di lei e la ragazza disse: “Non è giusto perché sono di un Paese diverso”.
Dopo la ragazza capii che non importa da che Paese provieni, la cosa più importante sono le tradizioni!
Non arrabbiandosi più, gli altri ragazzi hanno smesso di prenderla in giro anzi, hanno cominciato tutti a parlare con lei e la ragazza era molto felice.

 

Illustrazione tratta dalla fotografia “Uniamo le nostre impronte” di Manuela Fantini, parte delle fotografie selezionate dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per la X Edizione del Concorso Lingua Madre.