Appuntamenti

Nuovo appuntamento al #SalTO30: "Diritto e rovescio"

Scritto da Segreteria il 19 Maggio 2017

L’appuntamento di oggi, venerdì 19 aprile, al Salone del Libro di Torino – promosso dal Concorso Lingua Madre e moderato da Daniela Finocchi – è partito da un interrogativo fondamentale, dettato dai dati sempre più evidenti riguardo alla “femminilizzazione” del fenomeno migratorio: quali strumenti nazionali e internazionali possiedono attualmente le donne e le minori migranti che approdano sulle coste del Mediterraneo? A parlarne Ivana Roagna, avvocata ed esperta di diritto internazionale e le autrici del Concorso Lingua Madre Lucia Ghebreghiorges della Rete G2 e Save the Children e Luisa Fernanda Guevara, psicologa. 

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Ivana Roagna, oltre ad aver parlato in termini tecnici delle maggiori normative attualmente vigenti, ha fornito dei dati sul numero delle donne coinvolte nelle migrazioni e ha approfondito uno dei capitoli più bui di questa storia di esodi al femminile: quello che ha come protagoniste le vittime di tratta. Purtroppo a molte di loro – ha spiegato Roagna – manca in primo luogo la consapevolezza di avere dignità e valore davanti alla società e alle istituzioni ed è proprio questo uno degli aspetti più complessi riscontrati durante la sua professione. L’avvocata, con il suo lavoro di tutela dei diritti umani in situazioni di post conflitto, si impegna attivamente per elaborare nuove normative in tal senso. Ma – ha ammesso – il fatto di essere essa stessa una donna comporta diverse difficoltà, sia dal punto di vista professionale – soprattutto in relazione ai colleghi di sesso maschile – sia umano, per la consapevolezza di avere una condizione da privilegiata rispetto alle altre donne con le quali entra in contatto.
Ha preso poi la parola Luisa Fernanda Guevara, ospite per presentare il progetto”Psicologi meticci” di cui fa parte. Per farlo, è partita dalla sua partecipazione al Concorso Lingua Madre, spiegando come tutto sia nato da lì e dalla scoperta della scrittura come mezzo per entrare in relazione con il proprio percorso migratorio. La partecipazione al Concorso l’ha aiutata a comprendere l’importanza dell’ascolto e della condivisione di esperienze professionali e di vita. Nel viaggio – ha spiegato – si rischia di perdere i riferimenti, il senso di appartenenza, dopo il lungo e faticoso percorso di costruzione dell’identità che ognuna/o intraprende dalla nascita: l’accoglienza di queste storie, diventa allora fondamentale e la narrazione può essere una vera terapia. 
Con Lucia Ghebreghiorges si è infine approfondito il delicato tema delle “seconde generazioni”, attraverso la sua esperienza con la ReteG2, un’associazione che fin dagli esordi ha avuto tra i principali obiettivi quello di riformare la legge sulla cittadinanza, in modo tale da renderla più accessibile alle/ai figlie/i dei migranti. Anche per lei la narrazione ha avuto un ruolo fondamentale. Il suo attivismo, ha raccontato, è iniziato con la scrittura e con il desiderio di raccontare la sua esperienza di figlia di stranieri. Da qui è entrata in contatto con altre/i giovani ed è nata l’idea di fondare l’associazione. Adesso Lucia Ghebreghiorges lavora anche con Save the Children, occupandosi della comunicazione istituzionale. Un impegno complesso, ha dichiarato, perché “laddove viene compiuto un piccolo passo avanti dal punto di vista politico, si fa un passo indietro dal punto di vista della narrazione della migrazione”, facendo riferimento alle recenti polemiche sui salvataggi in mare e sul ruolo delle ONG.
Temi importanti e attuali dunque, che non solo hanno coinvolto il numeroso pubblico presente, ma che hanno anche messo in evidenza l’urgenza di modificare lo sguardo, la prospettiva, il modo di raccontare il fenomeno migratorio, rimettendo al centro il valore delle persone, dei loro diritti e delle singole voci.

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