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L'incontro con il diverso

Scritto da Segreteria il 29 Aprile 2010

Continuiamo a pubblicare i racconti delle ragazze e dei ragazzi del Liceo Gobetti che hanno partecipato insieme alle loro insegnanti Cristina Bracchi e Patrizia Moretti ai laboratori di narrazione e scrittura organizzati dal Concorso Lingua Madre.

Ecco il secondo racconto:

L’incontro con il diverso
Di Lorenzo Asprea
(Classe III C)

Ho scelto di raccontare la mia esperienza al “Primo incontro latino-americano di ragazzi per la Pace, la Tolleranza e il Dialogo” esperienza che si proponeva e si propone come occasione di incontro musicale per discutere e portare avanti progetti di pace e solidarietà verso i più piccoli.
Non è facile la convivenza forzata con persone amiche largamente conosciute con le quali sono stati condivisi momenti significativi della propria vita, figurarsi quella con un numero elevato di persone di nazione usi e costumi differenti per lo più trapiantati in una terra che non è la propria patria, la propria casa. Si arriva a litigare per tutto: “No, oggi toccava a te sparecchiare” oppure “ chi ti ha detto di prendere il mio libro?” o “ mi fa schifo il cibo che hai preparato” eccetera. Insomma, se aggiungiamo al tutto il fatto che per venti giorni si è stati tutti a dormire in una sola stanza viene fuori un bel casino.
Sta di fatto che nonostante medie e piccole liti, in un miscuglio di inglese italiano e quel che so di spagnolo (molto poco), pian piano mi sono affezionato a quel tipo di vita che mi ha permesso di arricchirmi in conoscenze, amicizie, tolleranza, esperienze e cultura. E devo dire che mi manca.
Prima della partenza ero convinto che lo scopo di questo viaggio fosse quello di trovare una linea comune, un punto di partenza, l’appoggio e il consenso di personalità eminenti per intraprendere un cammino di pace e di solidarietà che si prefigga di cambiare il mondo per come è adesso, ingiusto e violento, obiettivo che è stato raggiunto oltre ogni previsione dato che vi era il rischio di cadere nelle solite parole vuote. Con il senno di poi, però, mi sto convincendo sempre di più che il senso intrinseco della manifestazione fosse proprio quello di conoscere il nuovo, il diverso, scambiarsi opinioni. Me ne sono accorto quando sulla Aconcagua in occasione della chiusura della marcia mondiale della pace l’obbiettivo primario della gente, che era in cammino oramai da mesi, non era quello di ristorarsi o ascoltare tanti bei discorsi di signori importanti e facoltosi, o leggere carte per un mondo senza violenza firmate da numerosi premi Nobel, ma quello di godersi un buon concerto in compagnia di perfetti sconosciuti che con la scusa di un volantino da distribuire si abbordava, per poi stringere amicizie scambiarsi indirizzi e-mail, e chiacchierare per una buona mezz’ora, scossi dal gelido vento andino.
Credo che proprio questa irrefrenabile voglia di conoscere sia quello che accomuna noi esseri umani, che ci aiuta a superare le barriere della diversità linguistica, religiosa, geografica, politica e di abitudini.
Non posso negare il fatto che questo viaggio mi abbia cambiato nel modo di relazionarmi con gli altri, ora ho imparato a contare fino a dieci prima di sparare un giudizio in qualche misura offensivo verso chi la pensa in modo differente dal mio, anche se questo pensiero offende pesantemente i miei principi, o se una persona cerca di curare una appendicite con il flusso del chakra, mettendo in pericolo il malcapitato malato piuttosto che si creda agli indovini e ci si preoccupi molto perché la linea della vita della propria mano non è molto lunga.
Mi piacerebbe concludere con questa frase che molto riassume la situazione internazionale riguardo l’incontro con il diverso:
L’incontro con il diverso è senz’altro una delle esperienze più notevoli e sorprendenti che possano capitare nella vita di un uomo. Solo che a volte si è troppo stupidi o inesperti per capirlo. Mi auguro di non esserlo.