Appuntamenti

Laboratorio di narrazione "Racconti&Tradizioni"

Scritto da Segreteria il 12 Febbraio 2009

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Martedì 20 gennaio si è svolto presso la biblioteca Primo Levi di Torino il laboratorio di narrazione “Racconti&Tradizioni”.  Hanno partecipato le donne musulmane che seguono i laboratori del Meic – Movimento Ecclesiastico InterCulturale.
Lo scopo è stato quello di raccontare e analizzare le fiabe, le leggende popolari, le filastrocche che si era solite ascoltare da bambine e che adesso, magari, vengono riproposte alle proprie figlie, per capire insieme come, al di là di ogni possibile differenza “geografica”, ciò che più conta è la continuità e il rinnovamento nella prospettiva di genere. Madri, figlie, nipoti sino alle “seconde generazioni” hanno affrontato un percorso di conoscenza e riappropiazione della propria cultura e delle proprie tradizioni.

Durante questo laboratorio è stata narrata la storia di Shahrazad, la ragazza che si salva grazie alla sua capacità di raccontare fiabe.

Le donne marocchine hanno anche raccontato la fiaba di Henna.
Henna è una bellissima fanciulla, rapita un giorno da un Orco che si era perdutamente innamorato di lei.
Per non farla scaparre, la notte la teneva legata con i suoi stessi capelli.
Suo cugino, che non si rassegna all’idea di averla persa, parte un giorno per cercarla, e finalmente la trova, dopo aver interrogato boschi e colline.
I due giovani decidono di aspettare la notte per scappare, e Henna lo nasconde in fondo al pozzo, in modo che l’Orco non senta il suo odore (“Ucci Ucci”, diremo noi…).
Henna pesta in un mortaio dell’henné, simbolo di speranza e di fiducia, e con questo ricopre tutti gli oggetti della casa dell’Orco. Ché, si sa, essendo dell’Orco, sono fatati e possono avvertire il padrone della loro fuga.
Nella fretta si dimentica però di ricoprire lo stesso mortaio che non esita ad avvisare il cattivo Orco della fuga dei due innamorati.
Il cugino di Henna, da bravo principe azzurro qual è, semina dietro di loro chiodi, pezzi di vetro e sale, per rallentare l’inseguimento.
All’Orco, con i piedi feriti e sanguinanti, non resta altro che guardare i due allontanarsi e fuggire lontani.
E vissero, come si dice in tutte le parti del mondo, felici e contenti.

Ecco le foto del laboratorio:

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