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La scrittura come riscatto. Il CLM all'Università degli Studi di Firenze

Scritto da Segreteria il 03 Dicembre 2018

Martedì 27 novembre Il Concorso Lingua Madre ha partecipato all’evento che il seminario permanente contro la violenza verso le donne dell’Università degli Studi di Firenze organizza ogni anno. L’incontro era incentrato sul tema “Donne, violenza, migrazioni” e ha proposto interventi di carattere storico, sociologico e giuridico. Fra le relatrici Claudileia Lemes Dias, autrice CLM e scrittrice, con l’intervento dal titolo “La scrittura come riscatto: voci di autrici migranti dal Concorso Lingua Madre”.

Ringraziamo profondamente Claudileia per la sua preziosa collaborazione, che ha descritto nel resoconto che segue.

 

Firenze, 27 novembre 2018 – Partecipazione del Concorso Lingua Madre alla giornata
“Donne, violenza e migrazione” indetta dall’Università di Firenze

 

Dopo l’intervento del Rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei, che ha ricordato agli studenti l’importanza di tenere sempre a mente il tema della violenza sulle donne nella vita quotidiana e non solo nei momenti solenni di vita accademica, del Direttore del SAGAS Andrea Zorzi e della Presidente del Comitato unico di garanzia per le pari opportunità dell’ateneo fiorentino Brunella Casalini, ricco di spunti e di un severo richiamo al grande silenzio/omertà sulla violenza e sulle molestie subite dalle donne migranti che lavorano dai campi alle case delle famiglie italiane come assistenti agli anziani, passando per quelle costrette alla prostituzione dai loro stessi connazionali a tutte le altre donne – immigrate e italiane – che la subiscono negli ambienti ‘insospettabili’, come ad esempio, nelle loro famiglie, costrette fin troppe volte ad accettare un ruolo minore rispetto alle loro reali capacità.

Finito l’intervento della Dott.ssa Casalini prende la parola la Prof.ssa Lucia Re, membro del Seminario permanente Unifi “Contrastare la violenza verso le donne, un impegno per l’università”, organizzatrice dell’incontro, che apre alle letture tratte dai racconti del Concorso Lingua Madre, illustrate dalle voci della compagnia teatrale universitaria diretta da Teresa Megale, Binario di Scambio, composta da giovanissime attrici.

Ne seguono i racconti delle autrici “linguamadrine”, che trascinano la platea verso il Marocco, la Moldavia, il Brasile, il Ghana, l’India, l’Albania e poi verso l’Italia, svelando i retroscena ancor più drammatici ed emblematici della violenza sulle donne, sprazzi di un vissuto sofferto che raramente viene a galla nella letteratura italiana contemporanea in tutta la sua cruda realtà. Le intime sensazioni delle protagoniste dei racconti arrivano alla platea composta da studenti, ricercatori e professori dell’Università degli Studi di Firenze con grande trasporto e commozione attraverso i brani letti.

Subito dopo la lettura dei testi è seguito il mio intervento. Dopo la presentazione del Concorso Lingua Madre, con le sue diverse sezioni e l’invito alla partecipazione entro il 31 dicembre, conforme le diposizioni del bando distribuito, mi sono soffermata sulla qualità dei racconti delle autrici e sull’obiettivo primario del Concorso: dare voce a chi non ce l’ha, senza però, trascurare il valore letterario insito sin dal primo momento negli obiettivi del Concorso. Dopo quasi 13 anni del Concorso Lingua Madre, informo la platea sulle oltre 6.000 autrici migranti ed italiane ad aver partecipato non solo raccontandosi, ma anche dando sfogo ai più svariati stili letterari, certe volte innovando la prosa e arricchendo enormemente la narrativa italiana contemporanea attraverso la raccolta pubblicata ogni anno dalla casa editrice SEB27. Ho concluso il mio intervento dichiarandomi convinta sulla funzione terapeutica della scrittura, poiché soltanto aprendosi agli altri e squartando il velo di omertà e di silenzio sulle reali condizioni in cui le donne migranti e italiane vivono, riusciremo a porre fine alla coltre di ipocrisia che ci condanna a ruoli subalterni anche nel mondo letterario. Per prendere consapevolezza di noi e della nostra forza è necessario parlare. “Dare voce a chi non ce l’ha” attraverso un Concorso di scrittura femminile riconosciuto a livello nazionale per i suoi principi etici e una giuria di indiscutibile qualità tecnica è permettere alle donne l’opportunità di svelarsi senza più paura. 

La Dott.ssa Maddalena Tirabassi, Presidente del Centro Altreitalie, ha affrontato con il suo intervento le enormi difficoltà concernenti al reperimento di dati sulla violenza sulle donne nell’800 all’interno delle famiglie italiane immigrate in America. La studiosa ha sottolineato l’importanza dei rapporti scritti dalle assistenti sociali americane dell’epoca, così come delle fotografie scattate all’epoca, dalle quali si intuivano le condizioni in cui vivevamo le donne italiane e i loro figli. Da queste fonti documentali, così come dagli articoli giornalistici, gli studiosi deducono che rarissime donne denunciavano la violenza subìta all’interno della famiglia, ma che il gran numero di bambini affetti da malattie veneree e la necessità di condividere gli angusti spazi delle case con compaesani sconosciuti in cambio di pochi dollari, indicano che la violenza sulle donne doveva essere altrettanto efferata quanto quella sui bambini. Alle donne, tuttavia, i rigidi codici morali di allora, imponevano il silenzio e la rispettabilità, di modo che ogni manifestazione di individualità della donna veniva ampiamente soffocata e l’eventuale violenza taciuta per timore di rappresaglie all’interno di un ambiente familiare ostile alla figura della donna come soggetto di diritti. La donna, nella sua individualità, non esisteva, essendo nata sostanzialmente per servire e badare agli interessi della famiglia e della comunità. Un ruolo importante hanno avuto i pochi romanzi scritti da donne, anche se particolarmente tiepidi sul tema della violenza familiare.

Particolarmente emotivo l’intervento della mediatrice culturale Nassira Camara, della onlus “Mali, la Vox du Mondè”, che ha ripercorso la sua personale storia di violenza, sopraffazione, fuga e rinascita attraverso il lavoro della sua onlus e della diffusione della storia e della cultura malese. Nassira Camara ha posto l’accento sui cambiamenti radicali ai quali le donne che in Italia denunciano la violenza familiare si vedono costrette ad operare nelle loro vite, dovendo abbandonare le loro case, il loro lavoro e persino i vincoli familiari per nascondersi dal partner violento, rifugiandosi nelle case famiglie. Da mediatrice culturale, afferma di essersi rifiutata di seguire il percorso proposto dallo Stato italiano quando si è ritrovata a dover denunciare il padre di due dei suoi figli per le violenze subite, poiché non riteneva giusto vivere ‘da carcerata’, anche se in una casa famiglia, senza aver commesso alcun reato. Avendo vissuto negli USA per circa 13 anni, ha raccontato che il sistema americano prevede per questi casi, quando la donna rischia la vita per mano del compagno violento, subito dopo la denuncia, non solo l’allontanamento dall’uomo dall’ambiente familiare, ma gode della protezione di una scorta (1 poliziotto) che l’accompagna dalla casa al luogo di lavoro, fino alla scuola dei figli e a tutti gli spostamenti necessari affinché non debba rinunciare alla sua vita. Tale misura viene revocata unicamente alla fine del processo.

La Prof.ssa Monica Massari è intervenuta sull’argomento “Il corpo delle altre. Migrazioni, violenza, alterità”. Da sociologa, ha riportato il suo lavoro con le donne immigrate costrette alla prostituzione in Italia e sulla visione che hanno sui loro corpi ‘compartimentati’ a seconda dei desideri dei loro clienti. Racconta di donne particolarmente segnate che hanno chiuso, anche se molto giovani, con i rapporti affettivi. La Prof.ssa ha portato alcune testimonianze che raccontano di donne costrette ad avere oltre 20 rapporti sessuali al giorno per dare ai trafficanti circa 600,00 euro quotidianamente sotto la minaccia di subire ulteriori violenze, di donne fuggite, scappate nei boschi e ritrovate affamate e seminude da mani pietose che hanno offerto loro un passaggio verso la salvezza. 

Dopo il riassunto degli interventi, la Prof.ssa Lucia Re ha ceduto la parola agli studenti che hanno iniziato un ricco dibattito sul tema, manifestando anche i loro timori per l’attuale panorama politico in cui la figura dell’uomo forte è tornata prepotentemente sulla scena.

Qui alcune foto dell’evento