Appuntamenti

Invito alla scrittura

Scritto da Segreteria il 10 Dicembre 2012

Oggi, 10 dicembre, si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani. Il Concorso Lingua Madre vi dà appuntamento online (su Facebook  e Twitter) o direttamente qui sul blog (per chi volesse lasciare un commento) a partire dalle ore 10.00 e invita tutti e tutte a scrivere, confrontarsi, discutere sul tema!

La mamma di Hervè corre e corre nella notte, per fuggire da un luogo di morte e oppressione. Una guerra cattiva e senza fine sta devastando la fisionomia della terra madre congolese. Hervè da un po’ di giorni ha capito di non essere un maschio malgrado il nome a cui è destinata, e vorrebbe farsi sentire da sua madre Mireille e dirle che forse…

C’è un altro problema… Come aveva percepito la mamma… C’è qualcosa di strano effettivamente… Quelle sensazioni che mamma provava… Come di qualcosa di speciale e pericoloso al tempo stesso. Ora che il suo corpicino, all’ottavo mese è formato… Hervè può vederlo brillare, quasi fosse fosforescente, per quanto è chiaro nella penombra del ventre materno. E allora perché fuori la comunità parla di “fratelli neri”, di “lotta per i diritti di chi ha la pelle… Nera”? C’è qualcosa che non va ed Hervè sente che… Mireille sente, e già sta cercando, senza saperlo, un rifugio sicuro per il suo cucciolo albino che avrà un delitto non commesso scritto sul corpo per tutta la vita. In Africa essere albini non è concesso, si viene venduti come talismani e qualcuno desidera addirittura la tua morte per potersi appropriare di una parte del tuo corpo e raggiungere la catarsi. Mireille corre nella notte e il cuore-tamburo dona il ritmo necessario per costruire una vita di bimbo lontana dalla superstizione e dall’ignoranza.

Monica Regis, Elena Traversa, Mondo Tondo, in Lingua Madre Duemiladodici. Racconti di donne straniere in Italia (Edizioni Seb27)

Ho visto valorosi soldati del mio reparto venir uccisi di fronte a tutti come punizione per una frase detta di troppo, per un’opinione espressa, per un pensiero esplicitato ad un compagno. La loro morte era per tutti noi un monito fin troppo chiaro.
In quel periodo io, come le altre donne, fummo ridotte in schiavitù. Ho servito il mio comandante di plotone in ogni modo e in ogni momento l’abbia desiderato. In aggiunta ai miei compiti di soldato, che svolgevo all’interno della clinica militare, per lui durante il giorno cucinavo il pranzo e la cena, gli preparavo il tè e il caffè, gli lavavo i vestiti. La notte ero costretta a servirlo sessualmente e a soddisfare i suoi vizi, sotto la minaccia di un fucile puntato contro di me.
Lontano, dietro un campo da calcio, le luci di una casa si spengono. Mi soffio il naso che cola e mi asciugo gli occhi con un fazzoletto spiegazzato. Il ricordo di quel periodo mi fa sentire male. Mi manca l’aria.
Quante cose sono successe da allora. Penso a quel periodo e mi sento così lontana da tutto che mi pare quasi che non possa essere vero che quella, proprio quella lì, possa essere stata la mia vita. Poco più di dieci anni sono passati da allora. Eravamo alle soglie del 2000, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani era vecchia di oltre cinquant’anni, ma non per noi, non in Eritrea.
Abbasso lo sguardo e accenno un triste sorriso. Ma solo per un momento: altri ricordi emergono e mi lascio travolgere.

Hanna Hagos, Silvia Angelica Confalonieri, In questa notte di metà dicembre, in Lingua Madre Duemilaundici. Racconti di donne straniere in Italia (Edizioni Seb27).