Appuntamenti

"Intervista doppia" di Paolo Minutti I racconti del laboratorio al Liceo Gobetti

Scritto da Segreteria il 27 Maggio 2010

Continuiamo a pubblicare i racconti delle ragazze e dei ragazzi del Liceo Gobetti che hanno partecipato insieme alle loro insegnanti Cristina Bracchi e Patrizia Moretti ai laboratori di narrazione e scrittura organizzati dal Concorso Lingua Madre.

Ecco il dodicesimo racconto:

Intervista doppia
Di Paolo Minutti
(Classe III C)

3 Gennaio 2010

ORIGINI:

A: Vengo da un piccolo e povero paesino a sud di Napoli; all’epoca non si contavano più di novecento teste, quasi tutte impegnate a coltivar la terra.
Una bella cittadina, tranquilla, con le sue abitudini e le sue tradizioni.
Bé, di particolare mi ricordo il grosso eucalipto, nel mezzo della piazza principale, le scorpacciate di frutta presa dagli alberi dei dintorni o i racconti dei più vecchi sulla Grande Guerra.
B: Scusate mio italiano ma io da poco qui in Italia. Abitavo in Kabul, Afghanistan: una grande casa nella zona ricca della città. Era bellissima la vita laggiù, prima dell’arrivo dei sovietici e poi dei talebani. Cosa ma piaceva della mia città? Tutto! Dall’emporio delle spezie alle colline verdi dietro casa nostra.

ISTRUZIONE:

A: Io a scuola? Poco ci andai! Qualcosina imparai anche: le quattro cavolate della matematica, le consonanti e le vocali. Appena fui robustello andai subito ad aiutare il mio povero padre nel lavoro dei campi. Imparai bene a leggere e a far la mia firma a ventitre anni, quando, un po’ per gioco, un po’ per la fame, incominciai a rubacchiare in giro… E così, poco tempo dopo, finii in carcere. Portai un gran dispiacere ai miei genitori, che Dio mi perdoni!
B: Sono andato in alcune delle scuole migliori della città. Mio padre era un grande dottore. Grazie a lui sono stati aperti due nuovi ambulatori per bambini, diventati poi ricoveri per persone vittime di violenze.

MOTIVI:

A: Più che altro non ebbi scelta… Dai miei non ci volevo più tornare. A quel tempo si parlava di grandi fabbriche e molto lavoro quassù e allora mi buttai.
B: La mia nazione è cambiata da così a così; ora, con i talebani, non è neanche più lecito prendere un tè in compagnia dei tuoi amici. Purtroppo i miei genitori sono voluti restare lì, si sono sacrificati per il “bene” mio e di mia sorella. Ci hanno dato i soldi necessari al viaggio.

VIAGGIO:

A: Con le mie valigie di cartone presi il treno speciale fatto apposta per quelli come me. Non ci stavamo in quelle carrozze, giovani e giovinette in ogni angolo. Non parliamo poi di quanto durò! Una cosa interminabile.
B: Per dire la verità, non ricordo più tutte le frontiere e tutti gli stati che ho attraversato, né tanto meno quanto durò questo viaggio: sono passato da un doppio fondo di un piccolo camion, alla stiva di una grande nave. Ho visto morire miei amici che avevano il mio stesso desiderio. Ho sofferto molto e ho avuto varie volte paura.

SISTEMAZIONE:

A: Abito in un vecchio condominio. Al tempo fu ardua impresa trovare alloggio, non volevano affittare a noi, gente del sud, ci credevano tutti delinquenti e mascalzoni.
B: Grazie alla comunità afghana qui in Italia, ho un posto letto in un edificio della CARITAS, ma devo trovare presto un lavoro per potermi pagare un alloggio.

OCCUPAZIONE:

A: Sono appena andato in pensione, prendo quella minima. Prima lavoravo come esaminatore dei nuovi possibili operai, in una fabbrica metalmeccanica. Sempre preciso e coerente nel mio lavoro, mai feci ingiustizie o commisi imparzialità.
B: Dopodomani inizio come addetto alla pressa idraulica, in una ditta metalmeccanica. Mi hanno detto che sono stato molto fortunato: quando ho fatto la prova io, era da poco andato in pensione l’esaminatore del personale vecchio, dicono fosse il primo tra i razzisti, considerava noi immigrati come spazzatura… Solo chi prova sa veramente cosa vuol dire!

Paolo Minutti
Classe III C
Liceo Scientifico Gobetti