Le autrici di Lingua Madre

Gli incipit dei racconti vincitori XIX edizione del Concorso Lingua Madre

Scritto da Segreteria il 26 Marzo 2024

GLI INCIPIT DEI RACCONTI VINCITORI
XIX CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE LINGUA MADRE

Per arrivare all’ufficio anagrafe di via Timoria si deve prendere un treno regionale, fare un pezzo a piedi, prendere un autobus per poi fare un altro pezzo a piedi.
Non c’è nemmeno un bar sport nei dintorni.
Entro e prendo il mio ticket. Numero 187 A.
Davanti a me ci sono cinquanta persone e abbastanza sedie.
Ne occupo una fino al mio turno. Un’ora dopo.
Dietro al vetro il signor Giuseppe mi guarda e aspetta che parli.
«Buongiorno, sono qui per un cambio nome, per un minore, per mio figlio».
CAPOLINEA
Maral Shams
Iran
PRIMO PREMIO

Una cosa accomuna le nostre madri; bellissimi piatti e utensili che non sono mai stati usati, nella speranza di esserlo, un giorno. In Iran, la credenza di mia madre era piena di deliziosi piatti Gol Sorkhi, bicchieri di cristallo e servizi da tè in porcellana con i quali non avevamo mai avuto il piacere di mangiare e bere.
«Appartengono all’ospite».
La casa della nonna di Andrea non fa eccezione a questa regola. Una cassapanca piena di asciugamani e tovaglioli ricamati, appartenuti alla nonna, circa sessant’anni fa. Ricami delicati, stirati e usurati.
I PICCOLI TESORI
Shima Allahi
Iran
SECONDO PREMIO e PREMIO SPECIALE CONSULTA FEMMINILE REGIONALE DEL PIEMONTE 

Mi sono addormentata, a un certo punto mi sono addormentata. Erano passati diciotto anni e tutto era cambiato. La strada non era più una provinciale a due corsie piena di buchi, non c’erano più i chioschetti duty-free, non c’erano più i venditori ambulanti con le loro mercanzie, pieni di nostalgia per chi, come me, lasciava la Romania. Piccoli o grandi ricordini che qualcuno comprava. Non io. Adesso vedevo guardrail che delimitavano una autostrada a tre corsie, e campi coltivati fin dove riuscivo a spingere lo sguardo. Sembrava un pezzo della Pianura Padana. Non mi sarei meravigliata di vedere qualche casolare in lontananza. Non ne avrei visti tuttavia, niente casolari qui.
RITORNO
Simona Nicoleta Bogdan
Romania
TERZO PREMIO

Erano straniere, ma io non lo sapevo. Non le avevo mai pensate con questo termine. All’epoca le mie categorie erano altre: grandi/piccoli, donne/uomini, forse conosciuti/sconosciuti.
Loro vivevano con me, accanto a me, insieme a me. Non avevano segni che le rendessero diverse dalle altre donne, o almeno io non li notavo.
Cucinavano, facevano la spesa, sbrigavano le faccende domestiche, ci portavano a giocare in qualche giardino dei dintorni, ci accompagnavano e poi riprendevano a scuola, tutte cose normali.
Una era la Mamma, l’altra la Zia, sorelle, ma molto diverse fra di loro e non solo fisicamente.
PAROLE STRANIERE
Giuliana Spadaro
Italia
PREMIO SEZIONE SPECIALE DONNE ITALIANE

Agli occhi dei miei amici e amiche, io appaio sempre piccola, minuta. Dopo aver vissuto in Italia per ventisette anni, ho capito che qui ci si rivolge così agli amici più intimi, ai partner, e soprattutto alle donne. Per una sorta di affetto dunque, ma nel mio caso è diverso. Per loro io sono “piccola” proprio per le dimensioni reali del mio corpo.
«Sayaka è magra e piccola».
Sì, lo sono effettivamente, non ho il seno rotondo e i glutei formosi di molte donne qui, ma sono alta 163 cm e quando mi guardo intorno su un autobus affollato, per esempio, non mi pare ci siano tante donne più alte di me.
Dopo avermi così inquadrata, di solito le persone giungono alla conclusione che io mangi poco, “come un uccellino”.
LA FORZA DEGLI UDON
Sayaka Myamoto
Giappone
PREMIO SPECIALE SLOW FOOD – TERRA MADRE

Papà oggi mi ha portato con sé al lavoro, perché è sabato e non c’è scuola, ma soprattutto per passare un po’ di tempo insieme, poiché lavora molto, anche la domenica. A me piace andar lì, mi sembra di essere la protagonista di quei film che guardo su Italia 1. Mi piace sognare, far finta di essere una di quelle ragazze, mi piace illudermi e giocare anche solo per qualche ora.
Papà lavora per due “ricchi” signori: un’arzilla vecchietta di ottantacinque anni e suo figlio che ne ha circa una sessantina. Madre e figlio abitano sotto lo stesso tetto di una villa a quattro piani, immersa nel verde privilegio delle colline torinesi.
DIARIO DI BORDO: TRA L’ITALIA E LE MIE RADICI ASIATICHE
Marinella Dela Rosa
Filippine
PREMIO SPECIALE TORINO FILM FESTIVAL