Le autrici di Lingua Madre

Il teatro sociale di Candelaria Romero

Scritto da Segreteria il 29 Luglio 2009

L’autrice finalista della V edizione del Concorso Lingua Madre è da sempre attrice, regista e drammaturga impegnata, attenta alle tematiche del sociale.
Qui di seguito le schede dei suoi ultimi tre spettacoli.

BAMBOLE
Storie silenziose di donne

“Il Teatro Civile e’ arte sociale, una forma d’arte che si occupa e si preoccupa delle questioni del mondo e degli uomini che lo abitano, portando sul palcoscenico frammenti di storia collettiva così come interrogativi attuali e quotidiani, non solo per raccontare fatti ma per riflettere e far riflettere nella direzione dell’impegno civile.”
Lo spettacolo “Bambole” si svolge all’interno di un bidone della spazzatura dal quale emergono racconti  sulla violenza di genere.

La protagonista, una bambola grottesca, dà voce a storie sulla violenza domestica, vissuti famigliari, storie di zie, nonne, mamme, vicine di casa, amiche e per sentito dire. Lo spettacolo alterna  testimonianze e fatti di cronaca raccolti dal materiale di Amnesty International  e da siti di centri antiviolenza. 

Primo premio nazionale Bianca Maria Pirazzoli – miglior attrice
“La giuria, presieduta da Laura Curino, una delle voci più rappresentative del teatro di narrazione italiano, ha premiato come miglior attrice Candelaria Romero, artista di origine argentina, cresciuta e formatasi in Svezia” www.women.it
“La giuria, presieduta da Laura Curino, ha premiato come miglior attrice l’argentina Candelaria Romero, formatasi presso i laboratori T.E.A. (Taller de Esperimentaciòn Artìstica) a Stoccolma.. L’attrice ha ricevuto come premio un’opera del noto artista Paolo Conti, oltre ai meritati applausi del pubblico in sala, rapito dalla capacità di descrivere eventi drammatici con il linguaggio magico di una fiaba.” www.lospettatore.it

”Lo spettacolo inizia con una travolgente musica di danza durante la quale ci si concerta sul bidone di spazzatura che campeggia al centro del palco. Da questo bidone esce la marionettista interprete vestita di un sacco nero, donna spazzatura  in mezzo ad altra spazzatura e dalla sua borsa inizia a trarre queste bambole di pezza, di plastica, di carta, ognuna molto malconcia, ed ognuna simbolo di una storia che Canderara Romero inizia a raccontare e a fare rivivere con se stessa come protagonista, la bambina che deve prepararsi per l’infibulazione, le detenute che vengono sistematicamente tosate per vendere i loro capelli, la donna violentata più volte sino all’ultimo pietoso visitatore che le dona la morte avvelenandole, ecc. Ogni storia esce dal bidone per trascendere da spazzatura umana a monito affinché si prenda coscienza di quanto di spaventoso accade ancora oggi nel mondo. I fatti sono poi confermati dal video di Amnesty che ne documenta la veridicità.
Uno spettacolo breve ma intenso che fa meditare.” Associazione Amici del Teatro Cagnoni di Vigevano.

“Bambole”  è stato pensato per studenti delle scuole secondarie di secondo grado e per un pubblico adulto.
Numerose quindi le scolastiche al termine delle quali si è lasciato spazio per un confronto e dibattito assieme agli allievi.
“In un sottile gioco drammatico – ironico le “Bambole” coinvolgono nella tragedia dei loro  racconti , ma riescono a trasmettere anche un messaggio di speranza: unite, dalla violenza si può uscire! ” Associazione Uscire dalla Violenza ONLUS – Bergamo

HIJOS vuol dire Figli in spagnolo ed è anche il nome del Movimento per i Diritti Umani H.I.J.O.S., associazione che raggruppa tutti i figli sopravissuti all’ultima dittatura militare in Argentina.
Lo spettacolo è una narrazione a forma di  favola e racconta  l’odissea di una famiglia che in seguito ad una dittatura militare deve lasciare il paese per rifugiarsi in diversi posti nel mondo. 
Conosciamo la storia del protagonista (Il Piccolo Uomo),  il padre della famiglia, seguiamo la sua infanzia, le storie d’amore, l’attività politica, la passione per la poesia, il carcere, la tortura e l’esilio. Infine la grave malattia che lo colpisce, il ritorno in patria e la morte.
Lo spettacolo, pur essendo autobiografico viene  narrato senza riferimenti precisi di luoghi e persone trasformando in questo modo una testimonianza privata in storia universale e purtroppo sempre attuale.
Oggi la madre della storia vive in Argentina, una delle figlie abita attualmente in Svezia e la seconda figlia, interprete della storia e scrittrice della testimonianza vive e lavora a Bergamo.
 
“La Romero recita con un espressivo gestire, con voce suadente, il racconto, fiaba moderna crudele e al tempo stesso ripudio della violenza, inno alla solidarietà umana e alla pace” Gian Carlo Andreoli – Libertà di Piacenza
 
“Le storie narrate non vogliono denunciare niente e nessuno, esistono perché sono esistite le persone cui si riferiscono. Questa verità è più terribile di ogni grido, di ogni denuncia. Non a caso, con scelta felice, il racconto è scritto come una fiaba. Di pace, malgrado tutto.” Pier Giorgio Nosari  – L’Eco di Bergamo
 

PACHAMAMA
STORIA DI UNA MADRE TERRA MOLTO ARRABIATA

La donna come centralità nella cura del mondo e delle cose.  La donna generatrice.
Lo spettacolo Pachamama  racconta attraverso miti e leggende sulla Madre Terra il malessere attuale del nostro pianeta, condizione vista attraverso uno  sguardo poetico ed al contempo ironico. 
Pachamama  parla del problema ambientale visto attraverso gli occhi del Sud del Mondo toccando in particolar modo le realtà dei popoli indigeni.

“Felisa, ricordi quando la terra era come un essere umano? Una grande madre che accoglie. Ancora oggi lo è ma non possiamo vederla. Eppure ha gambe, braccia, come colline. Una testa; le montagne, le grotte. La sua carne è fatta di terra. Le rocce sono ossa. Il vento il respiro. Il cuore è  il fuoco al centro del pianeta.”

Pachamama vuol dire Madre Terra in una delle tante lingue indigene del Sud America; il  quechua.
Protagonista dello spettacolo, Pachamama,  ha fatto un lungo viaggio. Dal Sud del Mondo è arrivata al primo Mondo per chiedere alle sue colleghe, le Madre Terre europee, aiuto. Il mondo sta diventando vecchio e noi lo maltrattiamo.
Al suo arrivo trova solo devastazione. Le divinità europee legate al culto della terra non ci sono più. Attorno solo spazzatura.
Parte così il monologo di Pachamama, Madre Terra Sud Americana delle Ande che assieme al suo cane nero, pare siano gli unici superstiti da una catastrofe ambientale.
 In scena un albero morto, spezzato in due. Sarà possibile ricostruire ciò che l’uomo ha distrutto? Ci penserà la Madre Terra! Ma non per molto …