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"Il sapore del cibo e delle parole": verso un futuro sostenibile

Scritto da Segreteria il 21 Settembre 2015

UntitledLetteratura, cibo, migrazione, cambiamenti climatici sono fattori interconnessi e interdipendenti. È quanto emerso venerdì 18 settembre 2015 durante il seminario “Il sapore del cibo e delle parole. Donne migranti e cambiamenti climatici” che ha visto protagoniste Daniela Fargione, Susanna Paisio e Daniela Finocchi presso lo spazio Agorà di Piazza Castello, a Torino.

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Dopo un’introduzione musicale a cura di Susanna Paisio del Gruppo del Cerchio, Daniela Fargione – docente di Lingua e Letterature anglo-americane dell’Università di Torino – ha introdotto il tema spiegando come l’aumento esponenziale dell’attenzione verso il cibo e la nutrizione abbia creato dei forti paradossi e quanto l’industria del cibo abbia concorso alla crisi ecologica che stiamo attraversando con delle conseguenze che si ripercuoteranno nel futuro (è stato stimato che la migrazione sarà un fenomeno sempre più in aumento e che nel 2050 si toccherà l’apice proprio a causa dei cambiamenti climatici e non solo a causa delle guerre, dei conflitti e delle violazioni dei diritti umani). Da qui l’importanza della cultura, della letteratura, dei libri, ritenuti pericolosi in quanto capaci di denunciare, di smuovere le coscienze, di stimolare l’attivismo ecologico. Un esempio pratico viene dalle e dagli studenti dell’Università di Torino che hanno fondato un gruppo – i Green Onions Torino – per confrontarsi, discutere – anche attraverso un blog – e coinvolgere sempre più persone nei dibattiti inerenti i temi ambientali. Daniela Fargione ha posto inoltre l’accento sul ruolo dell’ecocritica – disciplina nata negli USA alla fine degli anni Settanta e che si colloca tra ecologia e critica letteraria – in quanto ripensamento dell’umanesimo tradizionale in una nuova chiave, capace di tener conto dell’interdipendenza tra la vita umana e la totalità dell’universo vivente, necessario per superare le barriere e il “relativismo culturale”.
La parola è poi passata nuovamente a Susanna Paisio per la presentazione del documentario Il mio corpo è la terra (di Carola Benedetto e Igor Piumetti), prodotto e realizzato dal Gruppo del Cerchio nel 2012 e dedicato a Pierre Rabhi – e al suo impegno per ripristinare l’armonia fra uomo e natura, elemento imprescindibile per salvare la vita del nostro pianeta e di noi stessi.
E della connessione tra corpo e terra, tra madre e natura, tra mondo e ambiente domestico come ambiti di cui prendersi cura per un futuro sostenibile, ha parlato Daniela Finocchi – ideatrice del Concorso Lingua Madre e Ambassador WE Women for Expo – attraverso i tanti racconti premiati negli anni da Slow Food e Terra Madre per il Concorso.
L’incontro si è chiuso proprio con la visione del documentario su Pierre Rabhi, contadino, filosofo e scrittore francese d’origine algerina che, oltre ad essere uno dei pionieri dell’agroecologia, ha fondato diversi movimenti come Terre et Humanisme e Colibris ed è creatore del concetto “Un’oasi in ogni luogo”. Egli promuove un paradigma basato sul rispetto dell’uomo e della terra, e lo fa attraverso libri, conferenze e iniziative che hanno toccato l’Africa, l’Europa e la sua vita stessa, votata alla campagna e all’agricoltura sin dal 1961. Una scelta che ha influenzato notevolmente il suo percorso. Un grande pensatore per imparare a “voler bene alla terra”.