Appuntamenti

"Il sapore del cibo e delle parole": un seminario allo spazio Agorà

Scritto da Segreteria il 14 Settembre 2015

11953582_10206681167860617_2128583078312109376_oVenerdì 18 settembre 2015, dalle ore 17 alle 19.00, siete tutti/e invitate presso Agorà  lo spazio allestito in Piazza Castello a Torino in occasione di Expo Milano 2015 – per partecipare al seminario dal titolo Il sapore del cibo e delle parole. Donne migranti e cambiamenti climatici: un’occasione per esplorare le interconnessioni tra cibo e ambiente naturale e la loro rappresentazione artistica in contesti transnazionali, a partire dai racconti del Concorso Lingua Madre.
Con: Carola Benedetto, Il Gruppo del Cerchio, co-regista con Igor Piumetti del documentario su Pierre Rabhi, Il mio corpo è la terra (2013)
Daniela Fargione, Dipartimento di Studi Umanistici, curatrice con Serenella Iovino di ContaminAzioni ecologiche. Cibi, nature e culture (LED Edizioni, 2015)
Daniela Finocchi, Concorso letterario nazionale Lingua Madre e ambasciatrice per WE-Women for Expo

In virtù della sua polisemia, il cibo partecipa a sistemi complessi e circola in molteplici forme culturali: da ricettari tradizionali a blog e show televisivi, da documentari a installazioni di bioart, da esperimenti di gastronomia molecolare a rivoluzioni verdi di “contro-cucina”, fino all’evento dell’anno: Expo 2015. Tuttavia, questa proliferazione di discorsi sul cibo ha anche rivelato una serie di paradossi: fame, obesità e malnutrizione, malattie genetiche autoimmuni, declino della biodiversità, crudeltà sugli animali, ecc., concludendo che l’intera industria del cibo concorre alla contemporanea crisi ecologica con tutti i suoi corollari. Letteratura e arte possono facilitare una presa di coscienza, favorire alleanze globali e stimolare un attivismo ecologico che spesso vede protagoniste le donne. Il loro impegno si riflette nella costruzione di una consapevolezza ecologica attraverso la riconfigurazione di “panorami di cibo” (foodscapes) sostenibili. Le molteplici traduzioni pratiche del “pensare globale, mangiare locale”, per esempio, forniscono una congiuntura ideale tra eco-localismo, dislocamento (diaspore, esili forzati, migrazioni volontarie, ecc.) e cultura transnazionale. Ne risulta che l’intera industria del cibo (sfruttamento della manodopera straniera inclusa) può fornire una lente adeguata per studiare ingiustizie razziali, ambientali e di genere e, al contempo, favorire un sentimento di partecipazione e responsabilità quali veicoli di eco-tra(n)s-formazione. Il cibo, com’è prevedibile, ha un ruolo cruciale nelle storie raccontate da molte donne, essendo un legame diretto tra il corpo e l’ambiente naturale, oltre che con/testo discorsivo esso stesso. Il seminario ripropone il titolo di una raccolta di racconti scritti da donne migranti a cura di Daniela Finocchi ed edita da SEB27.