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Raccontare luoghi e memorie. Sconfinamenti, passaggi, soglie, confini nella scrittura delle donne Il CLM alle Residenze Estive SIL di Duino

Scritto da Segreteria il 15 Luglio 2019

Il Concorso Lingua Madre ha partecipato alla XX edizione delle Residenze Estive di Duino, organizzata dalla Società italiana delle Letterate, dal titolo “Raccontare luoghi e memorie. Sconfinamenti, passaggi, soglie, confini nella scrittura delle donne”.
Dal 4 al 7 luglio 2019 si sono susseguiti corsi residenziali di aggiornamento e formazione per docenti di primo e secondo grado. Fra questi, anche la lezione “Letteratura di emigrazione”, tenuta da Daniela Finocchi, ideatrice e responsabile del Concorso, e Luisa Ricaldone, Presidente SIL.

La lezione sulla letteratura di emigrazione è stata articolata in tre momenti distinti ma correlati che hanno affrontato il tema da diverse prospettive, per concludersi con un laboratorio.

La prima parte ha visto l’intervento di Luisa Ricaldone. Dopo una breve introduzione con la proiezione della trasmissione RAI Spazio Libero dedicata alla presentazione della SIL e delle sue attività, si è svolta l’esposizione incentrata sulle scrittrici di oggi che raccontano l’emigrazione di ieri, emigrazione dall’Italia verso altri paesi, quindi, in particolare la Germania e l’Argentina.

I romanzi scelti sono stati: Renata Mambelli, Argentina, 2009; Laura Pariani, Quando Dio ballava il tango, 2002; Laura Pariani, Il piatto dell’angelo, 2013; Chiara Ingrao, Migrante per sempre, 2019; Marisa Fenoglio, Vivere altrove, 1997 [2019].

Essi offrono una prospettiva a lungo rimasta marginale, eppure importantissima per la storia italiana: quella delle donne che hanno lasciato il proprio paese svolgendo un ruolo tutt’altro che secondario nei luoghi d’approdo. Si è parlato, infatti, dell’intraprendenza di alcune donne, della loro capacità di creare relazioni di sostegno con altre donne, della loro forza e del loro coraggio in famiglia e nei luoghi di lavoro.

Il punto di vista sull’emigrazione che i romanzi propongono contribuisce a smantellare numerosi e radicati stereotipi nei confronti delle donne migranti e a modificare il discorso sulla percezione collettiva del fenomeno, nonché a creare un filo continuativo fra emigrazione di ieri e di oggi.

Il discorso è partito dai testi (indagine su struttura, personaggi/e, temi, scelte stilistche) per aprirsi successivamente alla discussione.

La seconda parte della lezione, a cura di Daniela Finocchi, ha quindi affrontato il tema delle autrici migranti che scelgono di scrivere in italiano, partendo dall’esperienza del Concorso letterario nazionale Lingua Madre. Infatti, anche se il progetto non è teso a scoprire “talenti emergenti”, pur tuttavia quasi tutte le scrittrici che sono oggi considerate di riferimento nell’ambito della letteratura italiana interessata ai temi della migrazione sono state autrici del Concorso Lingua Madre: da Cristina Ali Farah a Gabriella Kuruvilla, da Laila Wadia a Claudileia Lemes Dias, da Candelaria Romero ad Anna Belozorovich, Rosana Crispim da Costa e tante altre.

L’intervento si è aperto con la proiezione di un filmato introduttivo della trasmissione RAI Spazio Libero dedicata al progetto, che si avvaleva della partecipazione diretta di alcune autrici. Sono stati quindi approfonditi alcuni temi abitualmente affrontati dalle autrici straniere nei racconti e la loro funzione narrativa. A partire dalla scelta della lingua italiana – che apre una riflessione sul significato stesso della scelta e sulla definizione di “lingua straniera”, sino alle possibili sperimentazioni cui questa scelta può dare origine – per passare ad altri ricorrenti quali cibo, viaggi, lavoro o le istanze delle giovanissime che già vivono la complessità di provenienze e appartenenze multiple.

Si è esaminata la narrazione, strettamente connessa al processo di “ricostruzione” del sé femminile, quale strumento per pensarsi e rappresentarsi, per riconoscere e ricostruire una propria genealogia, per riappacificarsi con le proprie origini e la propria identità culturale, per riconoscere il debito simbolico verso la madre, per mantenere viva la memoria personale.

La terza parte della lezione ha avuto un’impronta prettamente didattica attraverso un laboratorio che ha visto la partecipazione delle insegnanti. In questo modo, è stata loro offerta una prima esperienza diretta e al contempo la conoscenza base per attivare loro stesse, in autonomia, un laboratorio di narrazione.

Il laboratorio è inteso come luogo aperto e flessibile ad esperienze diverse, per rafforzare i valori di conoscenza e di scambio culturale, perché proprio attraverso la relazione l’identità si afferma come valore positivo e non in modo preclusivo.

Sul modello degli ormai noti “speed date” americani, le partecipanti al seminario sono state invitate a confrontarsi tra loro – partendo dagli spunti offerti dalle lezioni – nel corso di “faccia a faccia” della durata di cinque minuti ciascuno (a rotazione, secondo una sequenza tematica). Sono state quindi invitate a narrare quanto emerso da questi veloci confronti. Spunti e suggestioni utili, per esempio, anche per la realizzazione di booktrailer (altra forma narrativa che potrà essere trasmessa poi alle e agli studenti).

Una simile modalità di approccio – disciplinare e interdisciplinare, con valenze educative e relazionali – intende valorizzare forme e modi inediti di conoscenza, riflessione, espressione e autorappresentazione dell’esperienza di “trasformazione” che la migrazione e il confronto con essa comporta.

Le docenti non si sono limitate a guidare le partecipanti, ma hanno portato loro stesse le proprie esperienze, partecipando attivamente allo scambio culturale. Al laboratorio ha preso parte anche Laila Wadia scrittrice e autrice del CLM presente alla lezione.

Qui potete leggere tutti commenti delle insegnanti che hanno partecipato alle Residenze Estive.