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I Edizione Le vincitrici

Scritto da Segreteria il 21 Marzo 2006

Ubah A. Ali Farah

E’ nata a Verona il 29 maggio 1973 da padre somalo e da madre italiana. È vissuta a Mogadiscio (Somalia) dal 1976 al 1991, quando è stata costretta a fuggire, a causa della guerra civile scoppiata nel paese. Si è trasferita per alcuni anni a Pécs, in Ungheria e, in seguito, a Verona. Dal 1997 vive stabilmente a Roma dove si è laureata in Lettere presso l’Università La Sapienza. È redattrice dell’Agenzia Migranews, delle riviste di letteratura della migrazione “El Ghibli” e “Caffè”, collabora con “Nigrizia”. Scrittrice e autrice di testi teatrali, ha pubblicato racconti e poesie in diverse antologie e riviste quali “Nuovi Argomenti”, “Quaderni del ’900”, “Pagine”, “Sagarana”, “El Ghibli” e “Caffè”.
Il suo racconto Madre piccola ha vinto il Primo premio nel Concorso letterario nazionale “Lingua Madre” 2006, con la seguente motivazione: «Una lettera scritta a una nipote in cui, con pudore, quasi, viene testimoniato il sentimento d’amore, d’affetto, di solidarietà tra i membri di una famiglia. Uno spaccato di vita che evidenzia differenza di cultura e di generazioni; un tentativo di spiegare i diversi  modi di esprimere  i propri sentimenti e di difendere i propri legami. Una osservazione quasi filosofica di una vita non sempre facile; una mescolanza di termini e linguaggi per evidenziare che  priorità e valori non sono uguali, uguali, invece, sofferenza, dolore, disagio, capacità di essere solidali e di amare».

Huy`Nh Ngo.C Nga e Sandra Scagliotti 

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Oltre a condividere una lunga amicizia, collaborano sin dai primi anni Novanta in attività pubblicistiche; si cimentano per la prima volta insieme nella narrativa con il racconto “Nel regno della dea sfortunata”, presentato con il doppio pseudonimo di Hoai Huong ed Emma Rondeau. Huy`nh Ngo.c Nga, «chicco di riso del Vietnam» – come ama definirsi – vive a Torino; è sposata con un italiano e ha due figli. Giunta in Italia dalla Città Ho Chi Minh (ex Sài Gòn) nel 1983, con una forte passione per la letteratura, ha perfezionato il suo italiano presso la scuola “Paolo Braccini” di Torino, dove ha iniziato a produrre una serie di scritti nella sua lingua madre (articoli e memorie) via via pubblicati in riviste vietnamite fra cui “Tuoi Tre Tphcm”, “Phu Nu Tphcm” edite in Vietnam, “Hop Luu”, edita negli Stati Uniti e “Vien Giac” edita in Germania. Dal 1994 collabora stabilmente, in qualità di redattrice, a “Mekong notizie dal fiume e dintorni”,  rivista italiana di cultura e attualità del Vietnam e Sud-Est Asia, pubblicata dal Centro di studi vietnamiti di Torino. Alla scrittura in lingua vietnamita alterna quella in lingua italiana. Fra i suoi scritti in italiano: Va’ dove ti porta il cuore (1994), La superstizione (1995), Davanti a un’altra tavola (1999), Fra noi (2003). Sandra Scagliotti da una tesi di laurea sul Vietnam, discussa negli anni Ottanta presso l’Ateneo torinese, ha maturato la sua passione per il «Paese della terra e delle acque». Dal 1989 coordina le attività del Centro di studi vietnamiti e della Biblioteca “Enrica Collotti Pischel” di Torino. Ha svolto attività didattica rivolta al Vietnam e nella prospettiva di genere, presso l’Università di Torino (Sociologia, Storia Moderna e Contemporanea dell’Asia). È autrice di vari saggi fra cui Il Vietnam nelle biblioteche del Piemonte (Celid) e di articoli sul Vietnam, in gran parte editi sulla rivista “Quaderni vietnamiti”. Per l’editrice Harmattan di Torino, cura la collana editoriale “Sud-est-Asia”.
Il loro racconto Nel regno della dea sfortunata ha vinto il Secondo premio nel Concorso letterario nazionale “Lingua Madre” 2006, con la seguente motivazione: «Un racconto che narra con delicatezza la nostalgia, tratteggia un discorso sul “ruolo” femminile tra religioni e mitologie orientali e la realtà occidentale di oggi. Una storia capace di trasmettere i colori, i suoni, gli odori e le immagini grazie a un immutato sentimento verso la propria storia. Uno squarcio quotidiano di donne che si confrontano, tra culture e tradizioni che si mescolano e, insieme, convivono».

Laila Waida 

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E’ nata a Bombay (India) nel 1966, è una traduttrice-interprete e vive a Trieste dal 1986, dov’è Collaboratore Esperto Linguistico di lingua Inglese presso l’Università di Trieste (Scuola per Interpreti e Traduttori e Facoltà di Scienze). Giornalista e scrittrice, ha già vinto numerosi premi letterari e di scrittura femminile. Tra le sue pubblicazioni più recenti Il Burattinaio e altre storie extra-italiane (Cosmo Iannone Editore, 2004) e il racconto Curry di Pollo della raccolta La Seconda Pelle (Eksetra Editori, 2004).
Il suo racconto Il morbo ha vinto il Terzo premio nel Concorso letterario nazionale “Lingua Madre” 2006, con la seguente motivazione: «Una storia ironica, che evidenzia quanto la lingua possa essere strumento di incomunicabilità e non solo tra persone di cultura diversa: il lessico specialistico usato come barriera. Un sottile intreccio tra  desiderio di integrazione e attaccamento alle proprie tradizioni, un garbato modo per segnalare l’incapacità della nostra civiltà a fermarsi per ascoltare, a chiedere per capire. Una buona proprietà linguistica, un dialogo vivace a volte un po’ surreale».

Michela Mannoni 

E’ nata a Massa nel 1977. Dopo il Liceo scientifico, si è laureata all’Università di Pisa in Scienze dei Beni Culturali e nel luglio 2005 ha presentato lo studio Kunsthaus di Graz. Progetto e Multimedialità all’Università di Tor Vergata (Roma), presso la Facoltà di Ingegneria Civile al Seminario Non solo Graz. Attualmente collabora, come guida, con il Museo Diocesano di Massa.
Il suo racconto Quella città ha vinto il Premio speciale Sezione donne italiane nel Concorso letterario nazionale “Lingua Madre” 2006, con la seguente motivazione: «Il racconto piano di una quotidianità che affratella intorno alle difficoltà. Il racconto di un reciproco arricchimento che deriva dallo scambio di realtà e culture diverse che si confrontano senza barriere. Nel parlare lingue diverse, la volontà di comunicare fa sì che le parole si carichino di significati e diventino quasi oggetto di scambio e di affetto. La semplicità nel riscoprire la gioia di donare, la condivisione di un ritorno reale o desiderato. Un linguaggio semplice, uno stile asciutto».