Feminism 9 Le autrici CLM alla Fiera dell’editoria delle donne
Scritto da Segreteria il 02 Marzo 2026

Dal 27 febbraio al 2 marzo si è svolta a Roma, presso la Casa Internazionale delle Donne, la fiera dedicata all’editoria delle donne che da sempre il Concorso Lingua Madre sostiene attivamente. Un ricco programma che si è sviluppato tra percorsi tematici, presentazioni, incontri e seminari cui hanno partecipato autrici, docenti del Gruppo di Studio e componenti della Giuria CLM.
Creature di un unico mondo. ecologie, libri, voci: questo il titolo di Feminism 9.
Se è vero che da anni la tematica ambientale è entrata nell’ordito della manifestazione, infatti, in questa edizione le si è voluta assegnare un’assoluta centralità.
«Mai come in quest’ultimo periodo stanno emergendo nuovi fenomeni e nuove consapevolezze: la crisi climatica funge da detonatore alla crisi sociale e le migrazioni per eventi climatici sono sempre più frequenti; le guerre producono massacri e nuove devastazioni; la conflittualità tra nazioni ostacola la ricerca scientifica e impedisce l’adozione di provvedimenti efficaci. Al tempo stesso si sta facendo strada, soprattutto tra le nuove generazioni, la certezza che siamo tutti coinvolti e parte in causa: piante, animali, umani. Siamo tutte “creature di un unico mondo” come recita il titolo da noi scelto». Con queste parole Maria Vittoria Vittori – che insieme ad Anna Maria Crispino, Maria Palazzesi, Giovanna Olivieri, Alessandra Pigliaru e Stefania Vulterini ha ideato e progettato la fiera – ha spiegato il filo conduttore della manifestazione.
Ecco, quindi, che gli strumenti preferiti della fiera – dialoghi, confronti, dibattiti – hanno dato voce alle riflessioni e alle proposte su come abitare con maggior consapevolezza un presente problematico e consentirci la possibilità d’immaginare un futuro.
Niente di meglio, per concludere, delle parole colme di speranza che vengono dalla prima scrittrice italiana ad aver riconosciuto e dichiarato, con voce limpida e forte, la necessità dell’amore e del rispetto verso tutte le creature viventi: Anna Maria Ortese. Così si esprimeva negli anni Settanta questa grande autrice: «Nuovi tempi vengono avanti – fra il dolore e la confusione che vediamo – ed è chiara una cosa: che vogliono essere tempi miti, tempi di amore, tempi di fraternità con gli alberi con la luce con i fiori; tempi di dimenticanza di quell’inferno che – nell’ultimo secolo – è stata la terra per la vita vivente, per tutte le anime viventi».
Venerdì 27 febbraio – Ore 17.00
DIALOGO
DOVE ANDIAMO. LUOGHI DI RIFUGIO E MIGRANTI UMANI E NON
Sui territori che si abbandonano e su quelli di sofferta acquisizione era imperniato il primo dialogo dal titolo Dove andiamo. Luoghi di rifugio e migranti umani e non, che si è tenuto il 27 febbraio alle ore 17 in sala Tosi, con il coordinamento di Teresa Di Martino, direttrice di DWF, e con la partecipazione delle autrici.
«L’antologia Lingua Madre Duemilaventicinque. Racconti di donne non più straniere in Italia, pubblicata dalle Edizioni Seb27, viene a costituire una sorta di censimento interiore – di anno in anno rinnovato – delle aspettative, delle difficoltà, delle relazioni, attraverso i racconti di donne provenienti dai paesi più disparati». Così ha esordito la moderatrice dell’incontro offrendo la parola a Daniela Finocchi, ideatrice del progetto e curatrice del volume che ha ricordato come l’antologia celebri i 20 anni del Concorso e le oltre 10 mila autrici che vi hanno partecipato sino ad oggi. Memorie, suggestioni, cura, macerie si mescolano in questa raccolta di racconti con una sensibilità che produce talora turbamento, è stato detto. Si è quindi sottolineata l’importanza di guardare a un mondo che non abolisca le differenze ma le renda alleate, rispettando i sentimenti di appartenenza ma senza dimenticare le origini, perché guardare insieme nella stessa direzione non è sufficiente senza questi presupposti. Teresa Di Martino ha quindi letto alcuni passi del racconto Piangere per l’abbattimento di un albero di Leyla Khalil, vincitrice della XX edizione. Si è poi ricordato come al Concorso partecipino donne e giovani assai diverse tra loro, che magari si avvicinano per la prima volta alla scrittura o che la praticano già abitualmente, alcune poi scoprono proprio grazie a questa esperienza una forma espressiva che decidono di seguire pubblicando altre storie o romanzi, come nel caso di Khalil. Tutto questo è raccontato nelle biografie delle autrici, che a ogni edizione vengono pubblicate alla fine del volume e che costituiscono esse stesse un’altra storia.
Il dibattito si è poi allargato alle altre relatrici che presentavano i propri testi dove centrale è risultata la rete relazionale, come nel libro della giornalista televisiva Rossella Santilli Bella gente. Gente comune (All Around), che ha svelato al pubblico in sala come esista una consistente rete formata da tutte quelle persone che, nelle periferie di Roma, così come nei rioni del centro storico, lavorano per il bene comune. Il profondo mutamento delle città d’arte è stato invece analizzato grazie a Geografie della gentrification. Viaggio nell’Italia dell’iperturismo, il saggio edito da Tab in cui la sociologa Irene Ranaldi – presente al dibattito – ha affrontato il fenomeno dell’overtourism e gli effetti sulla vita dei cittadini. Infine, un romanzo di forte impatto ha raccontato che cosa significa migrare, attraversare luoghi e stagioni della Storia, da punti di vista diversi da quelli umani. In Qui solo per poco, pubblicato da Edicola Ediciones con la traduzione di Amaranta Sbardella, la scrittrice colombiana Marìa Ospina Pizano mostra l’assurdità dei confini quando sono osservati da uccelli in volo come quella tangara scarlatta che dagli Stati Uniti arriva fino alle montagne andine; ne ha parlato l’editrice Alice Rifelli.
Tante storie che compongono un mosaico di grande efficacia emotiva, si è concluso, perché siamo tutte e tutti migranti sotto lo stesso cielo.
Tra le ospiti in sala anche autrici CLM delle diverse edizioni, tra cui Tiziana Colusso e Claudiléia Lemes Dias, insieme a Valeria Gennero parte del Gruppo di Studio del progetto.
Sabato 28 febbraio – Ore 18.00
DIALOGO
PENSARE LA PACE
Non si può restare indifferenti alla logica bellicistica che imperversa ovunque, alimentando le guerre in corso e istigando a una conflittualità diffusa. Pensare la pace come un orizzonte praticabile si può e si deve, e proprio a questa necessità è stato dedicato uno dei dialoghi portanti di Feminism che, con il coordinamento di Loretta Bondì, presidente di Archivia, e la partecipazione delle autrici CLM, si è tenuto sabato 28 febbraio dalle 18 alle 20 in sala Tosi. L’incontro ha visto Claudiléia Lemes Dias presentare il volume Pagine di pace. Pensieri, scritti, pratiche di donne, edito da iacobellieditore per la cura di Daniela Finocchi e Luisa Ricaldone, in cui le partecipanti al Gruppo di Studio del Concorso Lingua Madre si confrontano con le tante voci di autrici che si sono alzate a condannare la violenza e la guerra. Ma non solo. Non si tratta, infatti di una semplice raccolta di voci – ha sottolineato la vincitrice CLM e parte del Gruppo – ma di un’azione importante e necessaria per offrire spunti di riflessione alternativi. L’andare contro i canoni si rispecchia nella stessa composizione del testo – è stato aggiunto – un ibrido che affianca saggi a racconti, testi teatrali, poesie e interventi artistici per un cambio di civiltà, un altro modo di guardare al mondo che nasca dal desiderio di donne libere e in relazione, per «misurarsi con la capacità di stare e agire non solo in rapporto con altri esseri umani ma anche con gli animali non umani, con il mondo vegetale, con la natura nel suo complesso anch’essa vittima delle guerre». Per questo ricordare femministe, autrici, scrittrici e visionarie troppo spesso dimenticate diventa un atto importante e necessario per riempire tutte le “sedie vuote” che abitualmente ci circondano. Ecco, quindi, che Adriana Chemello è intervenuta seguendo il filo della riflessione sulla pace che da sempre accompagna la sua ricerca e che nel testo contenuto nel volume ha ripercorso grazie a figure emblematiche e fondamentali quali Bertha von Suttner, non solo prima donna cui venne conferito il Premio Nobel per la pace nel 1905, ma anche l’autrice del libro Giù le armi! Storia di una vita, vero e proprio best seller di fine Ottocento. E ancora Alba de Céspedes o Anna Garofalo “citata” anche da una nota sequenza del recente film C’è ancora domani di Paola Cortellesi e così via sino alla correlazione tra militarismo e sessismo e molto altro ancora. Momenti di commozione hanno seguito la lettura di alcuni brani del testo poetico Nuvole in cielo e detriti in terra di Rahma Nur, a cura della stessa autrice. Daniela Finocchi ha ricordato l’attività del Gruppo di Studio del CLM oltre le intenzioni che hanno spinto lei e Luisa Ricaldone a realizzare e curare il volume, le stesse che hanno poi portato Ricaldone a interrogarsi nel suo testo su Che ne è in letteratura della «più grande rivoluzione della specie?». Ha quindi ricordato i temi trattati dalle altre autrici presenti in sala, quali la bella analisi dell’opera di Pearl S. Buck di Valeria Gennero che sottolinea l’azione a favore della pace dei romanzi di questa autrice che in pochi oggi conoscono e l’opera delle artiste appartenenti a popolazioni native che lavorano sulla relazione tra attivismo, arti figurative e questione ambientale analizzata da Cristina Giudice.
Nel dialogo tante altre voci, come quella della sociologa britannica pacifista e ecofemminista Gwyn Kirk autrice di Un solido terreno. Saggi su ecologia e femminismo, per Nova Delphi Libri, i cui contenuti sono stati illustrati dalla curatrice del volume Francesca Casafina. La cultura della pace, da lei praticata fin dall’adesione ai primi campi antimilitaristi degli anni Ottanta, è nella sua visione strettamente connessa alla tutela ambientale e mantiene una positività incrollabile che le fa affermare: «La nonviolenza femminista è forte, divertente, e conferisce potere».
Ci si è quindi spostate nei luoghi del conflitto con due narrazioni che offrono riflessioni significative su uno dei presupposti della pace: la giustizia. In particolare, il libro edito da Lorusso Così ha parlato l’albero dimenticato, in cui l’omonimo componimento del grande poeta palestinese Mahmud Darwish, morto in esilio, è accompagnato dalle illustrazioni di Sahar Abdallah, artista egiziana che vive in Canada. Un testo esposto al pubblico dalla traduttrice Alessandra Amorello. A seguire, l’intenso romanzo epistolare La nona candela, pubblicato da Carmignani, in cui Anna Di Giusto – che ha partecipato al dialogo – ha messo a confronto due donne israeliane unite da un amore profondo ma divise dalla guerra: la soldata Judith, determinata a difendere la propria terra, e l’attivista Miriam, che comprende le ragioni del popolo palestinese.
Infine, la giornalista Nadia Pizzuti, inviata per molti anni in Iran, ha tracciato la situazione del Paese cercando di analizzare lo stato attuale di un processo inatteso e complesso nel giorno dell’attacco da parte degli USA.
ALTRI INCONTRI
Tra gli appuntamenti in programma, diversi hanno coinvolto autrici e partecipanti della giuria CLM.
Sabato 28 febbraio 2026, alle ore 15 in Sala Tosi, Annalena Benini – scrittrice, direttrice del Salone del Libro di Torino e parte della Giuria CLM – ha partecipato alla celebrazione del 50° anniversario della Fondazione della Libreria delle Donne di Milano grazie all’incontro Via Dogana una rivista trasformata e trasformante, che ha preso in esame temi e argomenti trattati nei tre numeri in edizione speciale cartacea realizzati per l’importante ricorrenza. A dialogare con lei Annarosa Buttarelli, ideatrice delle pubblicazioni, e Maria Palazzesi della Direzione Feminism. L’incontro è stata anche l’occasione per tracciare il percorso attraverso gli anni della rivista – passata da cartacea a digitale e quindi a un’iniziativa editoriale mista, che alterna numeri speciali cartacei e pubblicazioni online – e per annunciare la sua evoluzione che vedrà presto la nascita del nuovo periodico La dismisura. «Per andare oltre la misura a cui non ci dobbiamo più adeguare» ha detto Annalena Benini, che ne sarà anche la direttrice.
Lo stesso giorno e nella stessa sala, alle ore 16, Claudiléia Lemes Dias – scrittrice, autrice e parte del Gruppo di Studio CLM – ha partecipato all’incontro Cambiare la prosa del mondo, insieme a Elvira Federici e Annalisa Comes. Come tenere insieme letteratura e pratiche politiche, simbolico e materialità delle vite? Di questo si è discusso partendo dal volume che dava titolo all’incontro, pubblicato da iacobellieditore: una densa riflessione sollecitata dalla Società Italiana delle Letterate (SIL) che, in un seminario tenutosi a Roma il 3 febbraio del 2024, ha messo a tema le questioni emerse, le domande rivolte a se stesse e al mondo in una fase di passaggio fortemente segnata dalla vera e propria cesura provocata dalle restrizioni dovute al Covid-19. Lemes Dias ha ripreso i temi affrontati nel suo testo, contenuto nel libro, analizzando l’importanza di uscire dagli stereotipi, soprattutto quando a scrivere è una donna migrante, straniera o con appartenenze multiple. Un percorso tracciato attraverso le voci di tante autrici CLM, che ne hanno confermato l’analisi e il rifiuto di essere considerate vittime. «Per seguire una dimensione vera, reale, autentica che io ho trovato nel femminismo e nella relazione con le altre – ha detto – per seguire sempre la libertà di essere quello vogliamo».
Domenica 1 marzo, alle ore 11, sempre in Sala Tosi, è stata quindi la volta di Gianna Cannì – parte della Giuria CLM – relatrice di Dedica ad Anna Maria Ortese insieme a Elisa Attanasio, Lilia Bellucci, Cristina Vignali, Barbara Buoso, Tiziana Concina. A moderare il dialogo Ivana Margarese, mentre le letture sono state a cura di Lea Barletti e Arianna Ninchi. Ecco, quindi, il racconto animato dell’opera e della vita di Anna Maria Ortese: una delle voci più originali della letteratura italiana del Novecento. Nata a Roma il 13 giugno 1914 in una famiglia numerosa e povera, cresciuta tra varie città e poi a Napoli, questa singolare scrittrice ebbe una formazione quasi autodidatta, con solo le scuole elementari e un anno di studio commerciale alle spalle. Dopo la tragica morte del fratello nel 1933, iniziò a scrivere poesie e racconti, pubblicando i primi lavori negli anni Trenta. Nel 1953 la raccolta Il mare non bagna Napoli le valse il Premio Viareggio, segnando il suo riconoscimento critico. Scrisse romanzi, novelle, poesie e reportage, esplorando temi di marginalità, memoria e condizione umana. Tra le sue opere più note ci sono anche L’iguana e Il porto di Toledo. Pur vivendo spesso in difficoltà, ricevette prestigiosi riconoscimenti come il Premio Strega. Negli ultimi decenni di vita visse a Rapallo, dove morì il 9 marzo 1998. «La sua opera è caratterizzata da una prosa raffinata, profonda e spesso inquieta – è stato sottolineato – la sua produzione letteraria è considerata un contributo fondamentale alla narrativa italiana del XX secolo».