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Sensibilità comuni Le autrici CLM al festival “Conversazioni sul futuro”

Scritto da Segreteria il 16 Ottobre 2023

«Quel giorno incontrai mia sorella per strada, io ero in auto e la salutai con un cenno della mano. Non sapevo che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei vista».
Così Marie Christine Mukamunana ha iniziato a raccontare davanti al pubblico numeroso e partecipe del festival Conversazioni sul futuro a Lecce.
Una manifestazione che quest’anno festeggiava i dieci anni, legata al Concorso Lingua Madre da una lunga e consolidata collaborazione. A Loredana De Vitis, scrittrice e parte del Gruppo di Studio CLM, il merito di una conduzione vivace e analitica nel corso del dialogo che ha visto protagoniste le autrici.

«Dopo quel giorno si scatenò qualcosa di terribile e sconvolgente: circa un milione di morti in soli cento giorni – ha continuato Mukamunana – eppure io non volevo scrivere questo. Al contrario volevo trasmettere la bellezza del Ruanda».

Non a caso “Imana yirirwa ahandi igataha mu Rwanda” recita il proverbio, cioè “Dio passa la giornata fuori ma la sera torna in Ruanda”. Così nel suo racconto il paese è rappresentanto solo da paesaggi rigogliosi e incantevoli, mentre il dolore del lutto è sovrastato dalla gioia di una nuova possibilità di vita in Italia, la fuga dalla nascita della sua bambina, il distacco e la perdita dall’incontro e dall’amicizia con un’altra donna, un’altra sorella.

«Io ho ospitato Marie Christine quando è arrivata in Italia – ha spiegato Lauramaria Fabiani, che insieme a lei ha scritto I miei ricordi in un racconto, Primo premio alla XVIII edizione del CLM – poi siamo cresciute insieme, così come insieme sono cresciuti e cresciute i nostri figli e le nostre figlie. Ho sempre impressa nella memoria l’immagine delle nostre bambine che a un anno e mezzo, tenendosi per mano, facevano i primi passi nel giardino di casa sorreggendosi a vicenda. Quell’immagine è la nostra storia».

Una storia di relazione e rispetto tra quei soggetti imprevisti che sono le donne; questo ha sottolineato Daniela Finocchi illustrando il progetto CLM e l’antologia Lingua Madre Duemilaventitré (Edizioni Seb27), che cambia il sottotitolo. Infatti da quest’anno diventa Racconti di donne non più straniere in Italia, aggiungendo un “non più” necessario a mettere in luce non solo il cambiamento avvenuto nel corso degli anni, ma proprio quella relazione tra donne. «Per posizionarsi fuori dagli stereotipi e dall’accoglienza che vuole farsi interprete; per lasciare spazi dove le donne migranti, straniere o con origini altre possano prendere voce, senza concessioni, perché sono loro a essere protagoniste; per abbracciare “la politica dell’accanto” di cui scrive la docente del Gruppo di studio CLM Lorena Carbonara, mutuando l’espressione dalla studiosa Paola Zaccaria. Altro e differente è il modo delle donne di affrontare la vita, un modo che le rende simili e le avvicina».

Le donne sanno che il cambiamento messo in atto da guerre e violenza, come metteva in guardia Hannah Arendt, non potrà che essere un cambiamento verso un mondo più violento. Oggi il Ruanda è portabandiera della parità dei sessi nel mondo: ha la più alta percentuale di donne in parlamento (67,5%) ed è sesto in classifica tra i paesi che hanno ridotto il divario di genere secondo il World Economic Forum, preceduto solo da quattro paesi scandinavi e dal Nicaragua. Sono quelle donne, come ha affermato Mukamunana, che sono state costrette dalla violenza ad assumersi la responsabilità delle proprie famiglie, dopo la devastazione e la decimazione dei maschi. Il quotidiano che diventa straordinario.

Lo stesso quotidiano che, seppur in altri modi e contesti, viene narrato da Amal Oursana, vincitrice del Premio Speciale Giuria Popolare con Fatna e Rahhal.

«Descrivo il giorno qualunque di una coppia – ha spiegato – Fatna e Rahhal in pratica sono i miei genitori, metto a confronto il loro modo di intendere la vita, i pensieri e gli atteggiamenti, quelli che riecheggiano nella mia memoria di bambina, comprese le intemperanze di mia madre o le discussioni infinite prima di partire per il Marocco, su cosa portare e cosa no, che adesso ancora mi fanno sorridere». Profonda e lieve al tempo stesso, l’autrice tratta con poesia il “basso continuo” della vita. Non c’è più l’eccezionalità dell’esperienza migratoria, ma ci sono i rituali, i gesti ripetitivi, le parole e i ripensamenti. Le piccole cose che fanno capire molto più di tanti discorsi: come il fatto che Rahhal in quel di Modena diventasse Raffaele. «Anche io – ha ricordato Oursana – per i compagni di scuola ero Amelia finché una mia amica mi fece capire che non era giusto e che dovevo spiegare a tutte e tutti che il mio vero nome era Amal e dovevo pretendere che mi chiamassero così».
A emergere nel corso dell’incontro anche la potenza della figura materna, cui l’autrice riconosce un debito simbolico, pur senza negare le critiche, ma sempre con dolce ironia. Ha continuato: «Mia madre è molto tradizionale e molto religiosa ma si è levata il velo perché sostiene che se nei testi sacri c’è scritto che Allah ama la bellezza allora non ha senso coprirla. E se io decidessi di mettermi il velo per lei sarebbe inconcepibile. Lei pur rispettando la tradizione ha grande consapevolezza, vive la religione in modo originale, profondo e autentico». In quel modo che, come conclude il testo di Oursana, la fa magari fermare inaspettatamente davanti a una grande quercia per abbracciarla e pregare “Allah, ya Rabby, proteggi la mia famiglia. Concedici una conoscenza utile, un cuore umile e una lingua nel tuo ricordo. Amin”.

Sia lei sia Mukamunana hanno raccontato che il Concorso Lingua Madre ha dato loro consapevolezza della propria scrittura e dei propri desideri, spingendole a decidere di scrivere un libro sulle reciproche storie di vita.

«Aver partecipato a questo festival – ha concluso Amal Oursana – è stato molto gratificante. Non posso che ringraziare il Concorso Lingua Madre per avermi dato questa opportunità».

Il credit di alcune foto è di Francesco Sciolti [https://flic.kr/s/aHBqjAYiLM].