Appuntamenti

All'ombra di un grande albero, Laila Wadia: Leggendo Metropolitano 2017

Scritto da Segreteria il 09 Giugno 2017

Oggi, venerdì 9 giugno 2017, sotto il grande albero dei Giardini Pubblici di Cagliari e nell’ambito del progetto #BookCamp rivolto ai/alle ragazzi/e dagli 11 ai 18 anni di Leggendo Metropolitano, la scrittrice e autrice del Concorso Lingua Madre Laila Wadia ha incontrato il giovanissimo pubblico del Festival per un confronto di 30 minuti su esperienze, storie, aneddoti e per rispondere a domande e curiosità.
L’autrice ha invitato i/le ragazzi/e a non farsi manipolare dai messaggi e dalle informazioni che passano attraverso i media, a leggere i dati da diverse prospettive: “se il 13{9d5fcf8b4a9ad7eb3f0b0a61274eadcbed761d92556b850430503c1b2bfe135c} degli immigrati delinque – ha affermato Wadia – significa che il 87{9d5fcf8b4a9ad7eb3f0b0a61274eadcbed761d92556b850430503c1b2bfe135c} non lo fa; se emerge che il 13{9d5fcf8b4a9ad7eb3f0b0a61274eadcbed761d92556b850430503c1b2bfe135c} dei bambini non fa i compiti, non è una brutta notizia, vuol dire che 87{9d5fcf8b4a9ad7eb3f0b0a61274eadcbed761d92556b850430503c1b2bfe135c} dei bambini li fa!”
Con questo semplice ma efficace esempio, la scrittrice ha voluto sottolineare l’importanza della narrazione che sta dietro al fenomeno migratorio, spesso distorta a vantaggio di una comunicazione sensazionalistica, scorretta e incompleta. Il narrare, quindi, diventa uno strumento fondamentale, per ripensare il mondo, creare nuove parole, nuovi immaginari.

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Il dialogo è proseguito con la presentazione del film che uscirà nel prossimo autunno e che sarà proiettato stanotte in anteprima nell’ambito del Festival, tratto dal suo romanzo Amiche per la pelle (e/o Edizioni): una favola leggera sull’interazione possibile e necessaria, attraverso quattro storie di famiglie di origini diverse – o meglio quattro donne, vere e proprie protagoniste dell’opera – residenti in un palazzo fatiscente di Trieste. Ironica e divertente la lettura del brano dedicata al Signor Rosso, altro inquilino del palazzo, che si rivolge a tutte/i, indipendentemente dalle reali provenienze, con l’appellativo di “negro”.
Per scrivere il romanzo, l’autrice racconta di aver preso spunto dalla propria infanzia: quando viveva in India, da bambina, su ciascun piano del suo condominio abitavano famiglie di religione diversa. La tradizione era di festeggiare e condividere rituali e tradizioni a ogni ricorrenza e di farlo tutte/i insieme. Si trattava, in pratica, una festa continua, e un’ottima occasione per sperimentare la vera gioia della diversità. 

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