Appuntamenti

18 dicembre: Invito alla scrittura

Scritto da Segreteria il 18 Dicembre 2012

Oggi è la Giornata Mondiale per i Diritti delle e dei Migranti. Il Concorso Lingua Madre invita tutti e tutte a confrontarsi, condividere e scrivere in occasione di questa importante ricorrenza. Appuntamento qui sul blog www.concorsolinguamadre2.nanosistemi.eu (per lasciare un commento) su Facebook e Twitter… Aspettiamo i vostri contributi!

Sono Florence e ho 22 anni, sono viva ma non esisto, ho un padre e una madre ma sono sola al mondo, ho cinque fratelli ma nessuno da abbracciare, sono una ragazza innamorata ma da un anno nessuno sfiora il mio corpo, ho un sacco di cose da dire, di sogni da inseguire, di desideri da esaudire.
Sono la protagonista di un mondo parallelo, vivo nel limbo, galleggio in un mare salato, con le mani e i piedi divaricati, crocifissa, inchiodata a un’esistenza triste e silenziosa.
Mi nascondo.
Sono invisibile.
Sono clandestina.
Detta così non sembra terribile, la clandestinità in fondo è una condizione comune a milioni di individui in ogni parte del mondo, è solo un modo di dire e se rimanesse tale non farebbe tanto male. Ma, purtroppo, diventa anche un modo di essere, ti penetra nelle ossa, ti cambia i lineamenti, ti corrode la pancia al punto da rendere possibile che qualcuno ti guardi attraverso e tu diventi invisibile.
Essere invisibili in fondo non sarebbe una cosa brutta se non fosse per il fatto che il corpo c’è, è di carne e ossa e ha delle esigenze strane come il cibo, il calore, l’acqua e poi anche esigenze assurde come le carezze, l’amore, due braccia che ti tengono ancorata e ti producono tepore dentro.
Io sono Florence ma mi faccio chiamare Clara.
Clara è la donna con il permesso di soggiorno, anzi la carta di soggiorno, anzi no, la cittadinanza italiana che mi sono inventata e che mi riempie la testa quando sono triste e stanca.

Monica Vodarich, Florence e il suo mondo parallelo, in Lingua Madre Duemiladieci. Racconti di donne straniere in Italia (Edizioni Seb 27)

(…) L’Italia ero anche io perché l’amore per questa terra me lo ero conquistato giorno dopo giorno con le difficoltà che ho dovuto affrontare fin dall’età di cinque anni mezzo, quando il fato mi aveva condotto qui molti anni fa. L’Italia ero anche io in fila davanti alla Questura di Roma per rinnovare il permesso di soggiorno e poter continuare a frequentare la scuola dove studiavo i classici latini o lo Stil Novo; le regioni e i fiumi italiani;la Giovine Italiae le Guerre d’Indipendenza. L’Italia ero anche io quando salivo sull’autobus strapieno e a volte mi capitava di urtare la solita vecchietta petulante che, appena si girava verso di me, stringeva la borsetta e borbottava: «’Sti negri, ma perché non se ne tornano a casa loro!», e io rispondevo freddamente astiosa: «Mi dispiace per lei ma casa mia è proprio a due fermate da qui, scendo subito non si preoccupi!».
(…)Io sono l’Italia, quella di oggi, moderna, multiculturale e multietnica, ricca di sfumature e diversità, “bianca, nera, rossa, gialla perché, Lui ci vede uguali davanti a sé” come recita una canzone che cantavo da bambina.
L’Italia sono anche io e non importa il colore della mia pelle o le mie origini; non importa se non rappresento il classico canone di bellezza italiana perché ci sono altri canoni che rappresento: quelli culturali, quelli di pensiero, quelli di educazione e di vita trascorsa: ho tutti i diritti di essere Miss ITALIA, perché è l’Italia di oggi che rappresento!
L’Italia sono anche io e siete tutti voi, italiani da generazioni o da prime, seconde, terze generazioni.

Rahma Nur, Volevo essere Miss Italia, in Lingua Madre Duemiladodici. Racconti di donne straniere in Italia (Edizioni Seb 27)