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18 dicembre: Giornata dei e delle Migranti 2014

Scritto da Segreteria il 18 Dicembre 2014

Oggi, 18 dicembre, è la Giornata Mondiale dei Diritti delle e dei Migranti.
Lo ricordiamo come sempre attraverso la voce e le immagini delle autrici del Concorso Lingua Madre e invitiamo tutte e tutti voi a commentare, a condividere pensieri e parole.

La conobbi durante il suo soggiorno turistico in Marocco. Quando mi presentò al suo amico Franco per lavorare, lui mi chiese:
– Cosa sai fare?
– So parlare tante lingue e, oltre all’arabo e all’italiano, parlo perfettamente anche il francese e l’inglese.
– Ma qui, non c’è bisogno delle lingue, serve aiuto in cucina, piuttosto – disse Franco in tono imbarazzato.
– Per cucinare?
– No, per lavare i piatti.
Insegnarmi che in questo paese gli stranieri nei lavori intellettuali possono solo sperare: ecco cosa lo imbarazzava. Eppure, quando c’era bisogno nel servizio di accoglienza, Franco non esitava a fare appello al mio sapere: «Noura, vieni a tradurre, ci sono dei francesi!». Oppure: «Vieni, c’è un gruppo di inglesi!». Ed io sorgevo come un salvatore dal fondo di una montagna di stoviglie. In quella montagna si celava la storia di una laurea finita male: in mezzo ad acqua e sapone nella cucina di un ristorante in una terra straniera svanì il suo inchiostro. Le domande “serie” che i miei colleghi di lavoro mi facevano, sembravano barzellette:
– Queste si chiamano fragole. Ce le avete voi in Marocco? Le hai mai assaggiate?
– Ma il Marocco dove si trova? C’è il mare o è tutto deserto?
– Avete la televisione? Fate uso delle mutande?
Le barzellette mi facevano ridere sotto l’effetto del dispiacere.
E sull’effetto delle barzellette e delle attitudini, i mattoni di cristallo si frantumavano e si frantumavano…
E tra il lavaggio dei piatti, le pulizie e l’assistenza a domicilio mi consumavo.
Hafida Faridi [Marocco], MENDICANTE DI IDENTITÀ, in Lingua Madre Duemilaquattordici (Ed. SEB27)

ERNESTINE.
Questo mi ha detto la prima volta che l’ho incontrata: «Il verde è un colore difficile, solo le persone sicure e consapevoli di sé lo sanno portare».
E l’ultima volta aveva un maglione a collo alto. Verde acido.
Anche se da vent’anni l’unica sicurezza con cui costantemente è a contatto è quella della morte.
Lavora e vive grazie a qualcuno che non è più autosufficiente.
E perde il lavoro quando poi quel qualcuno muore.
In altre parole è una badante.
Non ce la fa più ad accompagnare le persone alla morte. Perché ogni volta muoiono dei pezzi di te. Pezzi di te che muoiono senza nessun funerale. E ogni volta non ti resta che raccogliere le tue cose e metterti alla ricerca di qualcun altro che si approssima alla morte, e che nel farlo ti concede uno stipendio.
Vitto e alloggio compresi s’intende. Un lusso non per tutti.
Piangendo mi dice che non sopporta più questa condizione emotiva.
Ogni volta una nuova partenza, ogni volta un frammento che si slabbra e che non trova più posto nella tua valigia satura. La valigia che prima si prende cura di te. E che poi ti deride, rovesciando sui tuoi vestiti sgualciti il puzzo di minestrone bruciato di ricordi.
Ernestine è stufa di lottare ogni volta per avere un giorno libero dalle case in cui vive, lavora e invecchia. Ma che non sono mai casa sua.
Che se poi ti rispondono: «Una volta i negri lavoravano gratis e ringraziavano per un piatto di pasta», non riesco neanche a immaginare cosa tu possa fartene di quel giorno libero. Di sicuro hai voglia di strappare tutto ciò che di verde hai nell’armadio.
Ernestine conosce l’italiano perfettamente.
(…) Può ringraziare per un piatto di pasta in almeno quattro lingue.
E d’ora in avanti ha deciso che se avrà il piacere di gustarsi un piatto di pasta, dovrà ringraziare solo se stessa. Magari in tui, o in francese. Magari cantando.
Perché Ernestine è una che il verde lo sa portare. Eccome.
Camilla Urso [Italia], CANZONI DI ANIMA, in Lingua Madre Duemilaundici (Ed. SEB27)