Spazi di democrazia Seminario di aggiornamento per giornaliste/i 2026
Scritto da Segreteria il 11 Febbraio 2026
di Elena Pineschi
«La cura del linguaggio in quanto giornalisti e giornaliste prevede un doppio canale perché è anche la cura delle persone che ci leggono». Così Elena Miglietti, coordinatrice GIULIA Piemonte, ha spiegato il valore della Carta di Roma, documento che raccoglie indicazioni per utilizzare un linguaggio appropriato, tutelare le fonti ed evitare stereotipi sulle persone migranti e che è inserito nel Testo unico dei doveri del/della giornalista.
Ogni anno il Concorso Lingua Madre, l’Ufficio per la Pastorale dei Migranti Arcidiocesi di Torino e GIULIA Giornaliste organizzano questo seminario di aggiornamento per ragionare insieme su tali principi deontologici. Tenutasi il 10 febbraio 2026 presso l’Ufficio Pastorale Migranti – Arcidiocesi di Torino, la presente edizione ha avuto come focus Sguardi di donne su migrazione e conflitti.
È importante adottare questa prospettiva perché le donne vivono maggiormente le discriminazioni sovrapposte, come ha specificato Elena Miglietti.
Tuttavia non bisogna pensare che siano una minoranza o una categoria a parte. Per questo il XXXIV Rapporto Immigrazione 2025 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes non prevede un capitolo specifico su questo tema. «Sarebbe stato riduttivo, quasi segregativo» ha spiegato il curatore Simone Varisco, ricercatore della Fondazione Migrantes, «a partire dalla percentuale che è il 50%». Una presenza stabile negli anni e che sfugge agli stereotipi, come si desume per esempio dalla larga prevalenza femminile (65,7%) nella “cittadinanza vissuta” dei giovani di origine immigrata (misurata dalla partecipazione alla vita politica, alle manifestazioni, al volontariato). Lavoro, salute, scuola: il Rapporto vede oltre 400 pagine di raccolta e analisi di tutti i principali dati disponibili rispetto alla mobilità umana, ottenuti da enti governativi o paragovernativi, internazionali o interni come quelli registrati dagli uffici Caritas.
E proprio di “mobilità umana” in senso più ampio bisognerebbe parlare secondo Sergio Durando, referente Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino, che si occupa infatti «non solo di chi arriva o riparte, ma della complessa dinamica dello spostamento di tante persone. È uno spazio di cura, solidarietà e attenzione alle persone». Su 100 richiedenti asilo in Italia oggi, 70 ricevono un diniego e quindi più probabilmente vivranno in una condizione di marginalità molto forte. E quando si tratta di donne «intercettarle significa anche intercettare le diverse tipologie di sfruttamento». Questo avviene in particolare per i lavori di cura in cui il 51,8% delle persone si trova in condizioni di irregolarità lavorativa e da sempre questo carico viene affidato alle donne.
Daniela Finocchi, ideatrice e responsabile CLM, ha tuttavia specificato che «soprattutto per quanto riguarda le donne occorre andare al di là dell’analisi delle sofferenze e delle difficoltà – che ovviamente riguardano un percorso migratorio – ma dirigersi verso un’analisi che guardi oltre, guardi al “progetto”, al divenire volendo citare Hanna Arendt. Su questi percorsi migratori infatti si sviluppano quelle “strategie di libertà” – come le definisce Cristina Borderias – che portano poi al cambiamento soprattutto nell’ambito di quelle società più arcaiche dove non saranno certo le guerre dei maschi a produrre cambiamento». E proprio sul tema dei conflitti è stato presentato il più recente volume del Gruppo di Studio CLM Pagine di pace. Pensieri, scritti, pratiche di donne (iacobelliedizioni) che sottolinea l’importanza di interrogare le opere di scrittrici, artiste, ribelli, visionarie come un’azione necessaria per offrire spunti di riflessione alternativi, che guardano al cambio di civiltà generato dalla libertà femminile e dalla relazione attraverso cui le donne reinventano il patto sociale.
Infine, Elena Miglietti ha parlato del lavoro che ha svolto per Male-dette. Manuale di imprecazione etica (Capovolte edizioni), scritto insieme a Stefania Doglioli. Da sempre si impreca e non bisogna smettere di farlo – visto che ha anche potenzialità terapeutiche, propiziatorie o rilassanti –, ma si possono trovare dei risignificanti che non prendano in cause le donne, quando invece misoginia e sessismo si notano ancora nei più svariati settori e periodi storici. È possibile continuare a inveire usando modalità creative e nuove che non ledano le persone e per questo il libro offre anche una “cassetta degli attrezzi”.
Il seminario stesso si è proposto, grazie a tutti gli interventi, come una formazione concreta da usare quotidianamente nel proprio mestiere di giornalisti e giornaliste: un’opportunità per acquisire dei veri e propri strumenti di lavoro, come ha affermato Elena Miglietti, che costruiscano «uno spazio di democrazia nel racconto dei fatti».
La galleria seguente è a cura della fotografa @Maux.