Il viaggio blu di Andy Wallace Il nuovo libro di Marta Valls al Salone OFF
Scritto da Segreteria il 17 Maggio 2026
Nell’ambito del Salone OFF, venerdì 15 maggio nelle sale del Sacro Volto di Torino è stato presentato Il viaggio blu di Andy Wallace di Marta Valls, vincitrice del Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alla XX edizione del Concorso Lingua Madre, davanti a un nutrito pubblico.
È un’opera che sfugge con decisione alle categorie tradizionali del romanzo giallo per collocarsi in un territorio ibrido, dove narrazione, immagine e dispositivo editoriale costruiscono un’esperienza di lettura stratificata e non lineare.
Fin dalle prime pagine, chi legge si immerge in una fuga: quella di Andy, giovane artista accusato ingiustamente di omicidio, costretto ad abbandonare la Scozia e a intraprendere un viaggio che è insieme geografico e interiore. Ma il vero movimento del libro non è tanto quello della trama quanto quello dello sguardo. Il racconto si sviluppa attraverso una pluralità di voci – Andy, Aurelia – e una costruzione che alterna memoria, indagine e formazione artistica, trasformando il giallo in un dispositivo di conoscenza. la struttura epistolare e frammentaria, unita al continuo slittamento tra tempi e punti di vista, genera un ritmo che non cerca la suspense convenzionale, ma piuttosto una tensione più sottile: quella tra verità e percezione. Il mistero – l’omicidio di Evelyn e la rete di corruzione che lo circonda – non è solo un enigma narrativo, ma il riflesso di un sistema più ampio, in cui potere, giustizia e apparenza si intrecciano fino a diventare indistinguibili.
Ciò che rende però il libro realmente singolare è il suo impianto visivo. Le cianotipie di Marta Valls non illustrano il testo: lo attraversano, lo interrompono, lo espandono. Il blu profondo, quasi liquido, diventa una vera e propria materia narrativa. Le figure appaiono come presenze sospese, corpi senza peso, tracce più che immagini – come se la memoria stessa fosse impressa sulla pagina. In questo senso, il titolo non è solo evocativo: il “blu” è lo spazio mentale e sensoriale in cui si muove l’intera opera.
L’impaginazione ergodica – già percepibile nella versione in lavorazione – spinge ulteriormente questa direzione. Chi legge non è più soltanto destinatario, ma diventa parte attiva del processo di costruzione del senso. Le variazioni tipografiche, le interferenze visive e l’apertura transmediale (attraverso QR code e contenuti espansi) trasformano il libro in un ambiente, più che in un oggetto lineare. È un testo che si attraversa, non solo che si legge.
Interessante è anche il rapporto tra arte e narrazione: il percorso di Andy, segnato dall’incontro con Monet e dalla scoperta della luce, introduce una riflessione sulla pittura che si sovrappone al racconto stesso. L’indagine sull’omicidio procede in parallelo a una ricerca sul vedere: come si costruisce un’immagine? Cosa è reale e cosa è impressione? In questo slittamento, il romanzo assume una dimensione quasi meta-artistica.
Infine, la figura di Aurelia emerge come uno dei nuclei più riusciti del libro: il suo sguardo “invisibile”, legato alla condizione di domestica, diventa strumento privilegiato di indagine. È proprio nella marginalità sociale che si apre uno spazio di verità, in contrasto con le istituzioni corrotte che il romanzo mette in scena.
Il viaggio blu di Andy Wallace è dunque un giallo atipico, che rinuncia alla linearità per costruire un’esperienza complessa e immersiva. Un’opera che dialoga con la tradizione del romanzo ottocentesco, ma la supera attraverso un dispositivo contemporaneo, in cui libro, immagine e digitale convergono. Più che raccontare una storia, questo libro costruisce un ambiente di senso in cui chi legge è chiamato a perdersi – e a ritrovarsi.