Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne Pratiche di pace
Scritto da Segreteria il 29 Novembre 2025
Per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne il CLM ha partecipato al ciclo Parliamone in biblioteca. Libri e autori per leggere il presente, promosso dalla Biblioteca civica Nuto Revelli di Piossasco (via Vittorio Alfieri 4), grazie all’incontro organizzato dall’Associazione GAIA per le donne per presentare Pagine di pace. Pensieri, scritti, pratiche di donne (iacobellieditore). Venerdì 28 novembre alle ore 18 il volume, frutto del lavoro del Gruppo di Studio CLM, è stato introdotto da Donatella Ruggieri di GAIA per le donne che ha dialogato con le curatrici Daniela Finocchi e Luisa Ricaldone insieme ad una delle autrici Claudiléia Lemes Dias, in collegamento da remoto, e a Doranna Lupi, di Donne contro ogni guerra – Gruppo del Pinerolese.
L’associazione Gaia da quattordici anni svolge a Piossasco attività e progetti a favore delle donne con finalità di guida, accoglienza, informazione, ascolto in sinergia con l’amministrazione comunale e in rete con i servizi della città, oltre che con le altre realtà del territorio che lavorano alla prevenzione e sull’accoglienza delle donne vittime di violenza. Tra i vari obiettivi anche quello di promuovere una cultura di genere volta a tutta la popolazione per il superamento degli stereotipi e l’organizzazione di incontri favorendo l’inclusione di donne immigrate o con appartenenze multiple. In questo quadro ben si inseriva l’incontro di venerdì, che ha visto presente anche la sindaca Simona Raneri.
Sollecitata da Donatella Ruggieri e dopo aver illustrato il progetto CLM, Daniela Finocchi ha ricordato quanto scriveva Audre Lorde sul fatto che “gli strumenti del padrone non potranno mai smantellare la casa del padrone”. «Questo è l’assunto da cui parte la trattazione del volume – ha detto – che si snoda lungo le pagine di pace scritte dalle donne nel tempo e ripercorse nel libro. Il futuro del nostro pianeta può dipendere dalla capacità di aderire a nuovi modelli identificati e sviluppati dalle donne per relazionarsi e per arrivare alla risoluzione dei conflitti attraverso la differenza». L’opposizione alla guerra, infatti, è una complessa pratica femminista, come ha sottolineato Luisa Ricaldone, che non compete le donne in generale, ma solo quelle che non si adeguano acriticamente al mondo che le circonda, quelle alla costante ricerca di autenticità e di affermazione della propria differenza.
«Ma come spiegare, a chi non conosce l’argomento, cosa si intende per femminismo della differenza?» è stato chiesto. «Significa andare oltre uguaglianza e parità – ha continuato Daniela Finocchi – le quali non portano cambiamento, ma al contrario si dimostrano un semplice adeguarsi al modello patriarcale che ancora domina il mondo. L’uguaglianza fra i sessi è solo un principio giuridico è, come scriveva Carla Lonzi, “la veste in cui si maschera l’inferiorità della donna”, il mondo della sopraffazione legalizzata. Quello cui si fa riferimento, invece è il mondo della differenza delle donne, dove il terrorismo getta le armi e la sopraffazione cede al rispetto della varietà e molteplicità della vita. Dove le protagoniste incarnano la differenza quale principio esistenziale».
Di questo insegnamento ne sono intrisi i testi del volume, come ha ricordato Luisa Ricaldone, citando tutte le autrici e i temi affrontati che utilizzano anche diverse modalità espressive: dal saggio al componimento poetico, dal racconto alle immagini. Ecco quindi le parole di pace di Beate Baumann, Lorena Carbonara, Elisabetta Catamo – artista che ha realizzato l’opera riprodotta in copertina – Adriana Chemello, Giuseppina Corrias, Valeria Gennero, Cristina Giudice, Claudiléia Lemes Dias, Natalia Marraffini, Rahma Nur, Elena Pineschi, Betina Lilián Prenz e quelle delle stesse curatrici.
Un sentire espresso con particolare intensità dalla poesia Come si fa di Mariangela Gualtieri, riportata nel saggio di Luisa Ricaldone e letta mirabilmente al pubblico in sala da Ines Bottero.
Emozione e commozione che sono continuate con l’intervento di Claudiléia Lemes Dias che ha spiegato come il suo intento fosse quello di «richiamare l’attenzione sul fatto che ci sono esseri viventi lasciati indietro quando raccontiamo la guerra, esseri che avvertono il nostro stesso dolore e questo basta e avanza per ricordarsi di loro». Per questo l’autrice ha utilizzato un cambiamento di prospettiva, facendosi tramite dei pensieri di una anziana femmina scimpanzè. «Tutto è iniziato dopo aver visto la fotografia del corpo carbonizzato di una scimmia a causa della deforestazione dell’Amazzonia. In tempo di guerre nessuno riflette sul fatto che gli Stati cercano di aumentare le proprie riserve d’oro e a pagarne il prezzo più alto sono le foreste. È un “oro di sangue” quello che si compra, che serve a comprare altre armi e che conduce a un devastante ecocidio. Vittime ne sono gli animali, la natura nel suo complesso, oltre le comunità indigene che combattono in prima linea, ma se scompare l’Amazzonia non ci sarà più salvezza per nessuno come sostiene la leader indigena Txai Suruí».
Donatella Ruggieri ha quindi chiesto a Lemes Dias di parlare del suo blog L’arte di salvarsi, dedicato alle vittime di violenza domestica fisica e psicologica, che conta 15 milioni di visualizzazioni. «Si tratta di un blog divulgativo dove pubblico articoli da tutto il mondo – ha detto – ma prima di questo, per un anno, non ho fatto altro che pubblicare testimonianze, indirizzare a gruppi di autoaiuto, fornire le basi per comprendere come la violenza psicologica sia l’anticamera dei femminicidi. Anche io sono stata vittima di violenza e mi sono salvata grazie a una mia docente, vincendo una borsa di studio e scappando in Italia. L’autenticità del mio vissuto mi ha reso affidabile agli occhi delle lettrici. Le donne che subiscono violenza non sono vittime, ma sono scelte proprio perché sono le più forti e devono imparare a usare la propria energia per salvarsi».
Disertare la violenza, l’odio, la guerra è un atto radicale di responsabilità politica, ha continuato nel dialogo Doranna Lupi. «Non basta invocare una maggiore presenza femminile ai tavoli delle trattative: è necessario che le donne che vi siedono sappiano rompere con l’orizzonte simbolico maschile e con il linguaggio della forza. Essere state fuori dalla storia, sostengono le attiviste, è oggi un vantaggio per le donne che vogliono entrarci non per essere incluse, ma per trasformarla. Significa rompere l’automatismo tra offesa e risposta armata, tra paura e annientamento, tra vulnerabilità e dominio. Non è disimpegno: è scelta attiva, relazionale, che si oppone alla coazione a ripetere della violenza e apre ad altre possibilità». A lei anche il compito di ricordare Pinuccia Corrias, tra le autrici del volume e parte di diversi gruppi del territorio in relazione politica e spirituale. L’autrice, scomparsa un anno fa, rappresenta una figura di riferimento per la politica delle donne che ha esercitato anche nell’ambito del Gruppo di Studio CLM e nel corso della sua docenza nelle scuole. La sua capacità di far emergere la verità storica attraverso la differenza sessuale si ritrova anche nel testo La bambina di Gaza col vestitino rosa: uno scritto lirico, quasi un monologo teatrale che inizia così “Non sono una studiosa; posso solo partire da me per riflettere su quel poco che so del mondo”. Ripercorre la sua infanzia Pinuccia, sin dal suo concepimento tra i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, per arrivare a ricordare il silenzio di sua madre che mai sentì lamentarsi, perché “La memoria si nutre di silenzio. E nel silenzio si alimenta la pace”. Pensieri in relazione, in un flusso poetico e profondo che si concludono rimandando al titolo “Su Avvenire una cronista di guerra racconta ciò che vede in quella lunga strada di Gaza. A colori una foto campeggia: un uomo stringe al petto dentro un marsupio una bimba di forse un anno, vestita con un abitino rosa; stringe in ciascuna delle mani una borsa di plastica e cammina… Ecco! Terrò solo questa immagine. Piccola bimba di Gaza, non temere. Fatta della mia stessa carne; con un corpo simile al mio: corpo di donna. Corpo di vita, non temere. In qualche curvatura dell’universo un giorno le mie parole ti raggiungeranno e tu saprai che mai sei stata sola e che ogni giorno ti ha accompagnata la mia preghiera: Amén Inshallah Shalom!”.
Un incontro seguito con partecipazione dal folto pubblico che contava la presenza di Marta Valls, una delle vincitrici del XX CLM, e che ha potuto realizzarsi grazie anche alla preziosa collaborazione di Chiara Catania della Biblioteca civica Nuto Revelli.