Alle radici del gusto L’autrice CLM Mary Valeriano a Terra Madre – Salone del Gusto 2026
Scritto da Segreteria il 30 Settembre 2026
di EP
Che cosa racconta un cibo quando attraversa un confine? Può una pianta diventare il filo che lega un paese d’origine a quello in cui si è scelto, o dovuto, ricominciare? E che cosa accade quando ricette, prodotti e tradizioni entrano in contatto con altre culture?
Sono alcune delle domande al centro dell’incontro Alle radici del gusto. Tra identità e contaminazione a cui ha partecipato Mary Valeriano, vincitrice del Premio Speciale Slow Food – Terra Madre del XXI Concorso Lingua Madre. Si è svolto sabato 26 settembre nell’ambito della XVI edizione di Terra Madre – Salone del Gusto: quattro giorni a Torino per celebrare i 40 anni di Slow Food e i 30 del Salone del Gusto con persone provenienti dai cinque continenti.
A confrontarsi con l’autrice CLM su questi temi Duncan Okech, alumno dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Fidaa Abuhamdiya, che è cuoca, food blogger, mediatrice culturale, interprete e docente, e Piero Ling, cuoco dell’Alleanza Slow Food che ha contribuito alla nascita di Slow Food China. A moderare Maurizio Crosetti, giornalista de La Repubblica.
Al centro della conversazione, il cibo è apparso innanzitutto come un linguaggio capace di conservare esperienze personali e collettive, ma anche di raccontare gli spostamenti delle persone, delle piante e delle culture. Gli alimenti e le piante possono essere una traccia attraverso cui leggere il mondo: memoria, identità, lavoro, relazione.
È proprio da una pianta che nasce Piante e altre rivoluzioni, il racconto di Mary Valeriano pubblicato nell’antologia Lingua Madre Duemilaventisei. Racconti di donne non più straniere in Italia (Edizioni Seb27). Brasiliana, in Italia da oltre trent’anni, dopo una lunga esperienza come cuoca l’autrice ha intrapreso il lavoro di mediatrice culturale.
Nel suo racconto una delle immagini centrali è quella della mandioca, incontrata in un luogo apparentemente lontano dalla propria esperienza, cioè l’Orto Botanico di Firenze che raccoglie piante provenienti da diverse parti del mondo. La mandioca diventa così molto più di una radice: porta con sé un ricordo dell’infanzia, il sapore di un piatto tipico, ma anche una storia di dominio coloniale.
Ed è proprio questo il passaggio che permette a Mary Valeriano di accostare la storia delle piante a quella delle persone migranti. Come le radici che, fuori dal loro ambiente originario, vengono coltivate in spazi diversi, anche chi migra può trovarsi a dover cercare un nuovo posto nel mondo, adattandosi con fatica ai ristretti spazi che gli o le vengono assegnati.
Di seguito il commento di Mary Valeriano.
Ho appena trascorso quattro giorni a Terra Madre – Salone del Gusto a Torino. Un’edizione diffusa tra le piazze, le vie della città e alcuni dei suoi palazzi più importanti.
Condividere il palco con Fidaa Abuhamdiya, Duncan Okech e Piero Ling mi ha arricchito molto. Abbiamo messo in circolo storie, esperienze e punti di vista, in un dialogo condotto con naturalezza dal giornalista Maurizio Crosetti.
Ho parlato dei miei racconti sul cibo e non solo.
Terra Madre è stato anche un luogo di ascolto, scoperte, nuove conoscenze e incontri ritrovati.
Ho seguito conferenze e workshop, incontrato produttrici e produttori, assaggiato sapori da diverse parti del mondo e imparato tanto.
Ci sono stati diversi momenti in cui ho pensato che il libro a cui sto lavorando adesso abbia davvero un senso. Uno di questi momenti è stato vedere una produttrice ugandese aprire una cabossa di cacao. In quel gesto ho ritrovato una ragione concreta per continuare a scrivere di cibo e dei diversi modi di abitare il mondo.
Sono tornata a casa con molti appunti da riordinare e nuove persone con cui continuare a conversare. Ma soprattutto con una fiducia maggiore nei miei progetti.
A volte, mentre scriviamo, non sappiamo ancora fino a dove ci porterà una storia. Poi incontriamo persone, ascoltiamo esperienze e scopriamo che le domande che ci accompagnano appartengono anche ad altri.
Ringrazio il Concorso Lingua Madre, che mi ha aiutata a fare il mio coming out letterario, dando spazio alle mie parole e contribuendo a rendere possibile questa esperienza.
Terra Madre mi ha ricordato che scrivere è anche questo: mettersi in ascolto, lasciarsi sorprendere e tornare alla propria pagina con uno sguardo nuovo.
Le foto sono a cura di Paola Marchi.