Le autrici di Lingua Madre

Le biografie delle vincitrici XXI edizione del Concorso Lingua Madre

Scritto da Segreteria il 20 Marzo 2026

BIOGRAFIE E MOTIVAZIONI PREMI VINCITRICI
XXI CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE LINGUA MADRE

Andreea Paula Danilescu nasce nel 1994 in Romania e cresce a Cosenza, dove oggi vive e lavora. Laureata con lode in Sociologia e Scienze Politiche presso l’Università della Calabria, con cui collabora attivamente, opera come consulente di orientamento scolastico e traduttrice/interprete. Sfruttando il suo bilinguismo e un approccio di ricerca indipendente, conduce studi in Italia, Romania, Spagna e Moldavia. I suoi ambiti d’indagine spaziano dalla migrazione est-europea ai processi della cosiddetta “integrazione”, dalla violenza di genere all’inclusione sociale dei giovani, fino al tema della difficile comunicazione genitori-figli. È autrice di Rimesse nel cappotto. Storie di romeni d’Italia, una cronistoria della diaspora romena narrata attraverso le voci dei e delle protagoniste.
Con il racconto Le ferite delle madri, le cicatrici dei figli ha vinto il Primo Premio della XXI edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre”, con la seguente motivazione: «Un racconto ben costruito che colpisce per la sua autenticità e che sviluppa un tema di grande interesse, ancora poco indagato: la migrazione al contrario. Gli accenti sono profondi ed esprimono sensazioni, gioie, dolori, timori riconoscibili come universalmente umani, che ci accomunano un po’ tutti e tutte. La spaccatura – messa così violentemente in evidenza tra la Romania e l’Italia – in fondo è la dicotomia che viviamo non solo quando passiamo da un paese all’altro, ma anche quando ritorniamo al paese di origine dopo un periodo – anche di formazione – trascorso all’estero. Ma è anche la dicotomia insita in ogni passaggio – come in quello della crescita, qui esemplificato dal figlio, dal suo apprendimento della lingua e dai progressi che compie – che getta uno sguardo rigoroso e non consolatorio sulle fratture intergenerazionali. Si tratta di passaggi, di vario genere – geografici, esistenziali – verso una doppia frattura identitaria che ferisce e, al tempo stesso, genera nuove forme di appartenenza».

Aurora Leode Fadonougbo, nata nel 1998 e cresciuta a Milano, è una scrittrice, editor e ricercatrice indipendente afroitaliana, con una formazione accademica in ambito linguistico e storico. Scrive e lavora tra narrativa, poesia e scrittura critica e la sua indagine si concentra sugli spazi emotivi e politici diasporici, sull’ecologia e sulla spiritualità in una prospettiva anticoloniale.
Con il racconto Lingua padre ha vinto il Secondo Premio della XXI edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre”, con la seguente motivazione: «Con forza e precisione l’autrice mette in scena il conflitto linguistico come esperienza intima e corporea, evitando ogni retorica consolatoria. Il racconto affronta la frattura generazionale e identitaria attraverso una scrittura tesa e misurata, capace di restituire la complessità dell’appartenenza senza semplificazioni né stereotipi, seppur con grande delicatezza. Alfabeti affettivi sospesi tra mondi lontani e silenzi che sfuggono alla biomedicina occidentale. Al centro resta la sensazione paradossale di padroneggiare molte lingue e, insieme, di sentirsi straniere nella propria. La riflessione sottile e toccante sull’appartenenza linguistica e culturale passa attraverso il canto incomprensibile del padre, che porta con sé la memoria di tutte le cose perdute e racconta il dramma atroce dell’incomunicabilità. Sino alla ribellione finale».

Brenda Soledad Carmona nasce in Argentina nel 1990 e oggi vive ad Asti. Frequenta il CPIA 1 della città e ha partecipato al Concorso “Lingua Madre” sotto la guida della docente Francesca Tabusso per raccontare la sua esperienza di donna e di madre, in un momento di grandi cambiamenti personali. Scrivere le permette di dare voce a emozioni e vissuti che sente comuni a molte donne, soprattutto a chi diventa madre o si riscopre tale.
Con il racconto Madre in terra straniera ha vinto il Terzo Premio della XXI edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre”, con la seguente motivazione: «Un testo molto interessante che offre uno sguardo sull’essere madre straniera in Italia. Curioso e degno di essere sottolineato è il neologismo “materniamo”, e di conseguenza “paterniamo”, che è profondo e significativo. Un racconto breve che fa riflettere molto, soprattutto chi non ha appartenenze multiple, perché mette in evidenza quanto di assolutamente non scontato ci sia nella gestione dei bambini, del parto, della gravidanza e di tutto ciò che ne consegue, per una donna migrante, perché nel proprio paese d’origine tutto questo avviene in modo assai diverso, dal contesto al sostegno ricevuto. Si potrebbe definire un racconto che “istruisce”, gettando una luce nuova su un tema vecchissimo».

Carmela Caldarola nasce nel 1980 e vive a Eboli, in provincia di Salerno. È laureata in Economia e Commercio e da diciassette anni è responsabile amministrativa presso un’organizzazione di produttori. La scrittura per lei non è un’evasione dalla precisione dei numeri, ma un’indagine sulle sfumature dell’animo umano che – sebbene non trovino spazio in un bilancio – definiscono la nostra esistenza.
Con Il profumo del cardamomo ha vinto il Premio Sezione Speciale Donne Italiane della XXI edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre”, con la seguente motivazione: «Al di là della storia – che pure rimane intensa, autentica, vera, profonda e commovente – questo racconto è da segnalare per la scansione della prossemica, delle posture, dei gesti: dal prendere il tè e la torta con entrambe le mani come fossero un dono, quasi un’offerta rituale religiosa, al gesto di proporre nuovi sapori, fino all’impastare insieme farina, mele e cardamomo con altre spezie. Un connubio ideale, descritto in forma davvero eccellente e in modo delicato, fatto di segni più che di parole, perché le due protagoniste all’inizio non riescono a parlarsi, in quanto nessuna delle due conosce la lingua dell’altra. L’epilogo finale, anche se appena accennato con sobrietà, arriva inatteso, come uno shock. E da quel momento tutto cambia per chi resta. Dramma e poesia asciutta di vite minime, che scivolano via lasciando una traccia leggera, come un aroma».

Julia Derbule è una giornalista, tecnica audiovisiva e artista di origine argentina, nata nel 1978 e residente in Italia. Con una formazione in Relazioni Internazionali e un’esperienza documentaristica internazionale, utilizza la fotografia per documentare la quotidianità delle donne nel mondo. La sua ricerca visiva si concentra su storie di resilienza e sull’analisi dei contesti di vita ordinaria. Attualmente è studente presso il CPIA di Asti nel corso di Storia dell’Arte della docente Michela Concetti.
Con la fotografia Cuore diviso ha vinto il Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo della XXI edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre”, con la seguente motivazione: «La fotografia ci mostra una persona seduta sul muretto di un lungomare, che guarda una barca a vela navigare sotto un cielo parzialmente coperto da incombenti nuvole grigiastre. Il titolo dato all’immagine, Cuore diviso, ben rappresenta il significato racchiuso in questa figurazione composta da diversi elementi fra loro contrapposti: la terra e l’acqua, che metaforicamente potremmo interpretare come un “restare” e un “partire”; la persona seduta, immobile, e il veliero che se ne va scorrendo sul mare; il cielo coperto ma con squarci di cielo azzurro che all’orizzonte sembrano aprirsi. Un “cuore diviso” fra la consapevolezza del presente e l’incertezza del futuro».

Ana Paula Alfonso Lonardi nasce a Gualeguay nel 1997, ma vive tutta la sua vita a Larroque, Entre Ríos, Argentina, fino a quando si trasferisce in Italia un anno fa. È psicologa e fotografa. La appassiona comprendere le soggettività delle persone e raccontare storie attraverso le immagini. Le piace viaggiare e conoscere culture, idiomi e luoghi diversi. Frequenta il CPIA 1 di Asti e ha partecipato al Concorso “Lingua Madre” sotto la guida della docente Francesca Tabusso per condividere la sua esperienza culturale e creativa, lasciando traccia della connessione tra lei e le sue radici italiane.
Con Arrivederci a Genova ha vinto il Premio Speciale Torino Film Festival della XXI edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre”, con la seguente motivazione: «L’autrice indica a chi legge l’impronta di un’esperienza del passato, custodita nella coscienza e rievocata alla mente dalla memoria, che conduce al presente. Definisce in modo nitido il valore evocativo delle parole che, spesso, anche più delle immagini, dei suoni o degli odori, sono in grado di coinvolgere tutti i sensi rendendo il toccare, il vedere, l’ascoltare, il gustare e il sentire un unicum dai confini indefiniti ma, al contempo, concreti e pervadenti. Leggendo si percepisce il senso del ritorno ad un luogo da cui non si era necessariamente partite in prima persona, l’insegnamento della storia, anche, ma non solo, di quella famigliare e il valore delle parole nelle diverse fasi della vita. Il tema dell’andata e del ritorno che caratterizza il racconto è, infine, molto godibile e convincente anche immaginando lo scritto come base di un’eventuale sceneggiatura televisiva e/o cinematografica che potrebbe essere costruita con un piano narrativo articolato grazie ai rimandi temporali utilizzati per raccontare».

Mary Valeriano nasce in Brasile nel 1968 e vive in Italia da oltre trent’anni. Lavora a lungo come cuoca e dal 2019 è mediatrice culturale. La passione che metteva nella preparazione del cibo ora la riversa nella creazione di narrative non eurocentriche sul patrimonio storico e culturale di Firenze, sua attuale città di residenza. Ama portare alla luce nuove e necessarie prospettive sull’identità e l’appartenenza; scrive per illuminare le storie sommerse. Il suo racconto Pane quotidiano. Bussola per la terra promessa è pubblicato nell’antologia Lingua Madre Duemilaventicinque. Racconti di donne non più straniere in Italia (Edizioni Seb27).
Con Piante e altre rivoluzioni ha vinto il Premio Speciale Slow Food – Terra Madre della XXI edizione del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre”, con la seguente motivazione: «Le radici connotano i vegetali, li ancorano alla terra, da cui traggono nutrimento. Spazio e luce consentono alle piante di crescere, di costruire la propria identità, di manifestare la propria bellezza. Se è vero che noi siamo natura, come recita Slow Food, allora ecco che anche le donne e gli uomini hanno la possibilità di essere pienamente in questo mondo se e solo se vivono relazioni che li nutrono, se hanno l’opportunità di occupare un proprio spazio senza sentirsi costretti, di essere visti e ascoltati per quello che realmente sono. In quest’ottica, come ci racconta l’autrice, riprendersi – spazi, voce e vita – è la vera rivoluzione, verde e umana».